La vita bugiarda degli adulti: trama e recensione del nuovo libro di Elena Ferrante

di Emanuela Brumana

La Ferrante torna in libreria con un romanzo che, tra Napoli, bugie e ricordi, cattura pagina dopo pagina.

Indice

Ho un ricordo netto, fra i primi della mia vita: “Non ti puoi fidare dei grandi”. Lo pensai quando, per l’ennesima volta, li sentii parlare di me, in mia presenza, come se io non fossi lì.

Oggi, da adulta, mi impongo di non fare la stessa cosa con mia figlia. Ma non è facile. Certe cose, è vero,le capisci solo quando diventi grande, quando impari tutte quelle regole non scritte e non dette che regolano la vita degli adulti.

Per questo, mentre leggevo La vita bugiarda degli adulti, nuovo romanzo di Elena Ferrante, e vedevo Giovanna camminare sul confine non tracciato ma esistente tra infanzia ed età adulta, ho rivissuto quelle contraddizioni che anche io mi porto dentro, quando la me di oggi e quella di tanti anni fa si incontrano e si confrontano.

Ecco la trama e la recensione del romanzo tanto atteso, che segna il ritorno in libreria dall’autrice che, con L’amica geniale, ha creato un caso editoriale apprezzato in tutto il mondo.

La trama del romanzo

Tutto inizia con una frase. Un paragone che ferisce Giovanna nel profondo, in un’età in cui ogni parola può pesare come un macigno. “Sta facendo la faccia di Vittoria” dice il padre, pensando di non essere sentito dalla figlia. In un momento di cambiamento, Giovanna sta diventando estranea all’idea che di lei i genitori si sono costruiti, e così il padre si lascia andare a questa constatazione. Vittoria è la zia di Giovanna, una specie di Innominabile partenopeo che incarna un modo di vivere da cui la famiglia cerca di allontanarsi.

Il padre e la madre di Giovanna fanno dei libri, della cultura, delle riflessioni politiche il sapone con cui si lavano via il rione, l’ignoranza, le chiacchiere di ballatoio. Ma ci sono cose che il più forte dei detergenti non può lavare via: quella polvere che, anche se la spingi sotto il tappeto, forma una montagnetta su cui poi inciampi, e così le bugie, i tradimenti, le cattiverie vengono svelate e mostrano che in fondo, gli adulti non sono poi così diversi da quei bambini a cui intimano di non dire bugie. Anche i grandi mentono, non si picchiano con le mani, ma si feriscono con le azioni e Giovanna lotta, pagina dopo pagina, per non essere come Vittoria, come i suoi genitori, come le sue vecchie amiche d’infanzia, come i nuovi conoscenti. Come se stessa, per come si è conosciuta e per come si sta conoscendo.

Sullo sfondo di questa ricerca di sé, un braccialetto che passa di polso in polso come simbolo di amore, tradimento, sfortuna, invidia… un oggetto che assorbe le peggiori vibrazioni dell’animo umano e sembra portare con sé solo sventura.

Un romanzo di formazione, sformazione, deformazione che riporta il lettore in quella Napoli che la Ferrante riesce a costruire con le parole, facendo emergere profumi, odori, sensazioni, percezioni.

Recensione