Il Tempo della Guerra: la recensione del secondo romanzo di The Witcher

di Simone Alvaro Segatori

Non c'è più tempo per nulla, solo quello della guerra. In un mondo sull'orlo del conflitto persino il witcher dovrà mettere da parte la sua morale e trovare un fronte sul quale schierarsi.

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È giunto Il Tempo della Guerra. Improvviso, proprio come quello di ogni conflitto. Arriva e colpisce silenziosamente, come un assassino, senza dare il tempo di riflettere e di rendersi conto della situazione. Questo quarto volume della saga di The Witcher(secondo capitolo dei romanzi principali) inizia lento, introdotto dalle parole di un messaggero che annunciano l'arrivo della guerra. Una guerra che pare lontana da Geralt, Ciri e gli altri personaggi del libro, ma che invece è a due passi da loro in attesa del momento migliore per colpire.

Il Sangue degli Elfi, il precedente romanzo della saga, si era preso l'onere di introdurre le leggende e il mondo dello strigo, delineando la mappa del Continente e mettendo in tavola il volere dei numerosi regni sull'orlo del conflitto. Il Tempo della Guerra è arrivato, l'impero nilfgardiano è alle porte e ormai non c'è più tempo per riflettere, bisogna schierarsi e sperare di aver scelto la parte della barricata che con crollerà sotto il peso degli stivali nemici. Qualsiasi altro scrittore fantasy avrebbe portato il lettore all'interno del conflitto, a contare gli stemmi, gli scudi e le armature dei soldati in attesa di vedere le balestre scoccare una pioggia acuminata contro gli avversari. Sapkwoski invece la prende alla lontana e porta i vecchi personaggi a una festa dove le sorti del mondo vengono decise tra un passo di danza e una coscia di cinghiale arrosto.

Carta Gwent di AretuzaCD Projekt RED

Primo Tempo: tra vecchi volti e nuovi personaggi

In quello che è possibile considerare come il Primo Tempo del libro, introdotto dal messaggero Aplegatt che viaggia da una corte all'altra con il destino del mondo arrotolato in una pergamena, Geralt si rivolge a Codringher e Fenn, due consiglieri giuridici che saranno chiamati a svelare l-identità del mago Rience che già nel precedente volume ha messo in pericolo Ciri e lo strigo. Il duo elabora quindi l'idea di una "falsa Ciri" per attirare in trappola l'avversario, uno stratagemma che proseguendo nella narrazione avanti avrà dei risvolti davvero inaspettati.

Ciri, Geralt e Yennefer avranno modo di ritrovarsi sull'Isola di Thanedd dove sta per avere luogo l'assemblea dei maghi. Geralt continua a porsi come un padre nei confronti di Ciri anche se non è mai stato capace di farlo, cosa che Yennefer non mancherà di fargli notare. Purtroppo, c'è una nuova esplosione di passione tra la maga e lo strigo, una relazione che si trascina sin dal primo volume e che Sapkwoski non ha mai saputo sfruttare appieno (se non in qualche racconto). Quando si parla di amore infatti, entrambi i personaggi coinvolti si appiattiscono e diventano delle macchiette incapaci di far appassionare il lettore al loro rapporto.

Presentazione della fazione Sindacato nel GwentCD Projekt RED

Fortunatamente è il momento del banchetto, certo un banchetto fatto di poco cibo, buone maniere e tante illusioni ma pur sempre un banchetto. Dovete immaginarlo come la rimpatriata del liceo a cui non volevate partecipare e dove gli ex compagni vi guardano con falsi sorrisi pronti a piantarvi un coltello nella schiena non appena vi voltate per passargli da bere. Se questo ambiente risulta perfetto per vedere il personaggio di Yennefer esibirsi nelle sue uscite capaci di rimettere apposto anche il più pomposo dei maghi di Aretuza è invece una trappola infernale per Geralt che non sa assolutamente come giostrarsi con buone maniere e galateo e tenta in tutti i modi di rimanere in disparte. I maghi però non hanno occhi che per lui e tentano invano di portarlo dalla loro parte. Tra questi c'è anche Vilgefortz che proverà a persuadere Geralt con uno dei discorsi migliori dell'intera serie, mentre la galleria d'arte del luogo fa da cornice alle sue bugie.

Secondo tempo: il cambio di direzione

Nonostante i dialoghi accessi e le situazioni imbarazzanti in cui si troverà Geralt, nella prima parte del romanzo non succede quasi nulla. Ancora una volta Sapkwoski lascia il lettore in attesa di un cambiamento che stavolta non tarderà ad arrivare. Terminato il banchetto infatti prendono il via una serie di avvenimenti che finalmente mettono al centro della narrazione i personaggi principali e non quelli di contorno. Tutto parte dalla ricerca di un bagno da parte di Geralt che, per non farla sui fiori in balcone, finisce per scoprire un tradimento che va ben al di là delle mura del palazzo.

Il destino del mondo intero viene deciso in una decina di pagine caratterizzate dalla sfrenata corsa dello strigo tra battaglie e interessanti rivelazioni. E proprio sul più bello il testimone passa a Ciri che si riconferma essere la vera protagonista della saga. Un personaggio scritto con grande cura che mostra la forza di una donna intrappolata però nel corpo di una bambina a cui hanno strappato l'infanzia.

Con gli eventi di Thanned Sapkwoski porta alla luce l'elaborato piano del destino che fino ad ora si era mosso insieme ai protagonisti rimanendo però ben nascosto sottoterra. Succedono talmente tante cose sul finale che urge fare chiarezza. Ecco quindi che l'autore torna al suo espediente preferito, il racconto, e sfrutta il bardo Ranuncolo per ricomporre il puzzle della storia. Un momento di riflessione che stavolta non va a creare confusione, ma anzi cattura il lettore e lo porta a ragionare con Geralt su quanto risulti complesso rimanere in disparte quando anche questa decisione equivale ad uno schieramento.

Il tempo della guerra. The Witcher: 4 (Italiano) Copertina rigidaAndrzej Sapkowski
VOTO8 / 10

Una narrazione incalzante che cresce fino ad esplodere in un grande colpo di scena e che mette un altro protagonista al centro della vicenda.