Nàccheras, la recensione del romanzo d'esordio di Ilenia Zedda

di Cristina Migliaccio

Francesco e Caterina hanno costruito un amore fatto di distanze, silenzi e sguardi rubati ma hanno saputo trovarsi nel momento del bisogno. L'esordio di Ilenia Zedda ci ricorda il piacere genuino di amare ed essere amati.

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Ilenia Zedda debutta nel mondo dell’editoria con il romanzo Naccheras, un racconto che potrebbe rispondere a diversi generi, spaziando dal giallo al romance con un tocco fantasy che non guasta, ma che in realtà affronta tematiche delicate e attuali, seppur ambientato nel dopoguerra. Nàccheras è un tuffo nel passato e racconta la storia d’amore tra due ragazzini appena adolescenti, entrambi segnati da una forte perdita e che hanno difficoltà a metabolizzare la vita che li aspetta.

Naccheras, la recensione

Pubblicato da Dea Planeta, il romanzo d’esordio di Ilenia Zedda è un’immagine potente dell’amore, lo racconta sotto diversi punti di vista con una prosa delicata e scorrevole che incanta. Siamo a Santa Lucia, un piccolo paesino sardo che affaccia sul mare. Francesco ha appena 13 anni, è in quel limbo dove potrebbe essere ancora un bambino ma in realtà sta già correndo verso l’età adulta. Francesco ha perso il papà e quel senso d’abbandono lo accompagnerà per tutto il romanzo, eco di un dolore e di un vuoto che rappresenta quello di Caterina. Lei, però, ha perso la mamma e suo padre da quel momento non è stato più lo stesso. Tocca a Caterina portare avanti la tradizione di famiglia, una tradizione che ha un non so che di magico e a insegnargliela sarà sua nonna, detta Maistu. Nel piccolo paesino, tutti la definiscono la Strega, perché forse un po’ fuori dalle righe, ma Caterina sa che sua nonna non è una strega, ma una guardiana, ed è quello che diventerà anche lei, seguendo un duro allenamento.

Ed è per questo che Caterina, ogni giorno, va alla Cala dei Mori, un luogo simbolico per l’amore tra questi due ragazzi che, nonostante l’abbandono, ritrovano la scintilla dell’amore insieme. Caterina si tuffa nelle acque salate del mare sperando di ritrovare un senso d’appartenenza e Francesco, nascosto dietro gli scogli, ogni giorno la osserva, amandola a distanza come soltanto un bambino potrebbe fare. Quello che racconta Ilenia Zedda è un amore acerbo, un amore che non sa ancora di esistere e come fare per manifestarsi. Un amore che non ha tempo e non ha età, tessuto sulla riva del mare e, per questo, potente come poche altre cose al mondo.

Naccheras è un perfetto esperimento narrativo che unisce diversi filoni narrativi: aggiunge una spolverata di giallo per consolidare il rapporto traballante tra i due protagonisti, inserisce delle note di suspense e sottolinea le debolezze dell’animo umano, dal bullismo al bisogno di reinventarsi di un adulto che credeva di aver perso tutto. Caterina è il mare, Francesco è la terra. Uniti, creano una dolce simbiosi che fanno di questo romanzo d’esordio un esperimento ben riuscito.

Naccheras, le frasi più belle del romanzo

"Francesco la osservava sbriciolarsi, così friabile, così secca da far piangere dalla disperazione. Invece quella terra era così: aveva bisogno dell'acqua a piccoli sorsi".

"La terra era quella divinità che a Santa Lucia non si poteva spiegare. Era intoccabile ed era stata lei stessa a decidere di essere utile, per amor loro. Nessuno poteva avere nulla in contrario".

"Già da allora adorava il suo riuscire a mostrare i difetti senza filtri. Una debolezza a cui chiunque si appigliava per farlo sentire l'inetto che, a osservarlo bene, non era. E lei erano anni che lo osservata".

"Quel giorno, al funerale, con il mondo che stava crollando a pezzi, a Francesco non rimaneva che Caterina".

"Era così che si combatteva la noia, chiacchierando delle vite altrui e mai della propria. Era come vivere in una telenovela".

"Si convinse che quel lavoro era un lavoro del futuro, quindi alieno, come quelli che erano andati sulla Luna, lei e la nonna andavano sott'acqua. E la loro bandiera era il bisso, era la loro conquista, per lo stesse e per il mondo".

"C'era anche da fare i conti con la faccia di Francesco, con il suo sorriso beffardo, con le sue parole taglienti su un corpo di ragazzina che credeva di sbocciare, bruscamente interrotto da quelle offese, la sera prima, dal ragazzo che credeva di amare".

VOTO7 / 10

Questa è la storia di un amore che nasce dal bisogno di sentirsi di nuovo interi, per metabolizzare un abbandono troppo forte, e si plasma tra le onde del mare con una prosa leggera che incanta.