Scolpitelo nel vostro cuore: recensione della testimonianza di Liliana Segre

di Chiara Poli

Una storia dura, difficile, commovente. Parole da imprimere nel nostro cuore per trasformarci in candele della memoria. Ecco la recensione di Scolpitelo nel vostro cuore - Dal binario 21 ad Auschwitz e ritorno: un viaggio nella Memoria di Liliana Segre.

Indice

La testimonianza di Liliana Segre s'intitola Scolpitelo nel vostro cuore - Dal binario 21 ad Auschwitz e ritorno: un viaggio nella Memoria.

Dal 1990, dopo la nascita di suo nipote, Liliana Segre ha preso una decisione: avrebbe testimoniato, giorno dopo giorno, al cospetto dei giovani, raccontando la sua storia. Perché le nuove generazioni potessero confrontarsi con la pagina più buia della nostra storia, con l'opportunità unica di rivolgere le loro domande a una delle ultime sopravvissute che oggi non smette di ripetere ancora e ancora quel racconto doloroso.

La testimonianza di Liliana Segre è la sua missione. Per impedire che la storia venga dimenticata. Per impedire che il Male torni ad albergare nel cuore degli uomini. Per impedire che essere nati torni a essere un crimine.

La colpa di essere nata

Lo ripete spesso, in questo suo drammatico racconto, Liliana Segre: parla della colpa di essere nati. Per identificare quell'assenza di senso al momento in cui, da un giorno all'altro, la tua scuola non ti vuole più e i tuoi ex compagni ti additano quando passi per strada, diretta verso una scuola speciale.

Liliana Segre aveva 8 anni quando vennero promulgate le leggi razziali che, dalla mattina alla sera, avrebbero stravolto la sua vita.

Lei non capiva. Non riusciva a capire cos'avesse fatto. Non riusciva a rispondere a una semplicissima domanda: perché?

La risposta, non certo esauriente, l'avrebbe trovata solo molti anni dopo. Solo per il fatto di essere nata in una famiglia di origini ebree, non praticante, che aveva combattuto per l'Italia nella Grande Guerra e che era sempre stata italiana. Solo italiana. In tutto e per tutto.

Come lei, i molti altri sfortunati che avrebbe incontrato negli anni successivi, non avevano fatto nulla. Avevano solo la colpa di essere nati.

Sconfessate la menzogna, diventate candele della memoria. - Liliana Segre

Lo stupore per il male altrui

C'è un'espressione ricorrente nelle parole di Liliana Segre: lo stupore per il male altrui.

Si tratta del mondo in cui la Segre riassume quell'espressione di incredulità sul volto dei soldati russi giunti ai campi di sterminio nel 1945.

Quello sguardo esterrefatto che durante la liberazione spiccava negli occhi di chiunque si trovasse di fronte all'orrore dei campi.

Lo stupore per il male che gli uomini erano stati in grado di causare ad altri uomini, uguali a loro.

Il principio dell'uguaglianza è un tema ricorrente nella storia di Liliana Segre: davanti alla morte, gli uomini sono tutti uguali.

E lei, insieme a molti altri, si è trovata al cospetto della morte. L'ha guardata dritta negli occhi.

La mia libertà sta nel sentirmi una donna di pace. - Liliana Segre

L'amore di un padre

Orfana di madre fin da quando aveva solo pochi mesi, Liliana Segre era legatissima al padre.

Quel papà meraviglioso che, durante la prigionia, le chiedeva scusa per averla messa al mondo, mentre lei - con il cuore gonfio di lacrime - gli ripeteva che l'importante era stare insieme.

Il padre di Liliana Segre aveva cercato di portarla in Svizzera, al sicuro. Ma una volta superato il confine erano stati rimandati indietro, dai soldati italiani.

Incarcerati, prima a Varese e poi a Milano - a San Vittore, vicino a dove avevano vissuto liberi - Liliana e il suo papà erano insieme.

Si facevano forza l'un l'altra. E il giorno che vennero deportati, insieme agli altri ebrei, i detenuti di San Vittore resero loro omaggio.

Lanciarono cibo, fecero applausi, incoraggiarono quegli sconosciuti diretti verso una destinazione di cui nessuno, ancora, sapeva nulla.

È nell'indifferenza che i dittatori compiono i saccheggi più gravi alla dignità dell'uomo. - Liliana Segre

Il binario 21

Il drammatico viaggio, come bestie dirette al macello. La paura, i pianti, le preghiere. E infine il silenzio.

All'arrivo, dopo giorni di tormento, al campo di Auschtwitz-Birkenau, uomini e donne vengono separati.

Liliana ha 13 anni. Tiene per mano il padre. Quando è costretta a lasciare quella mano, cerca di seguirlo con lo sguardo fino a quando non lo vede più.

Da quel momento aspetta di rivederlo. Non succederà mai.

È una storia dura, quella di Liliana Segre. Difficile. Cruda.

Siate sempre come la farfalla gialla che vola sopra i fili spinati. - Liliana Segre

La ragione per cui va letta, ascoltata, imparata, è la stessa che spinge la sua protagonista a continuare a raccontarla: cancellare l'indifferenza.

Imparare il valore della storia, dell'esperienza, del dolore che può renderci migliori.

Liliana Segre afferma che il tempo è una grande risorsa.

Ha ragione. Concedere alle sue parole un po' del nostro tempo è il minimo che possiamo fare.

Oggi, e per sempre: il suo viaggio all'inferno e ritorno resterà scolpito nel nostro cuore.

VOTO10 / 10

La storia di Liliana Segre è una storia toccante, dura, difficile. Le sue parole devono essere ascoltate, affinché rimangano scolpite nel nostro cuore... Per trasformarci in candele della memoria.