Berserk: la storia di un manga eterno

di Silvio Mazzitelli

Berserk in oltre 30 anni dalla sua nascita ha segnato la storia dei manga sia in Oriente che in Occidente. Vale ancora la pena iniziare a leggere quest'opera oggi?

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Chi conosce un po’ il mondo dei manga non può non aver mai sentito parlare di Berserk. L’opera di Kentaro Miura è iniziata ormai da più di 30 anni e nel corso del tempo ha affascinato e influenzato diverse generazioni di lettori. La storia di Berserk inizia nell’ottobre del 1989, quando il primo capitolo del manga venne pubblicato sulla rivista Young Animal di Hakusensha in Giappone. Subito l’opera riscuote un discreto successo, grazie al tratto incredibile di Miura, che sforna delle tavole che di anno in anno sono diventate sempre più impressionanti e dettagliate, e per una storia dai toni maturi e parecchio originali per l’epoca. Scuote molto anche l’impressionante violenza visiva che il mangaka utilizza spesso nelle descrizioni delle scene più cruente, senza fare sconti sui dettagli più minuziosi.

Purtroppo la serie è in seguito diventata anche famosa per l’estrema lentezza dell’autore, ormai solito a prendersi parecchie pause tra l’uscita di un capitolo e un altro, spesso con addirittura un anno intero d’attesa per i poveri fan che seguono ancora questo manga. In 30 anni di attività l’opera è stata raccolta in 40 volumi, e ancora non se ne vede la fine. In Italia Panini Comics, sotto l’etichetta Planet Manga, ha pubblicato il manga sin dal 1996, dapprima con albi di lunghezza pari alla metà di un volumetto giapponese, per poi nel corso del tempo pubblicare nuove edizioni più fedeli all’originale.

Nonostante seguire Berserk sia un dramma per qualunque lettore, è innegabile la qualità e il fascino di questa storia. Proprio per questi motivi è una tortura leggere Berserk, perché una volta iniziato se ne vorrebbe sempre di più, ma per via dei tempi biblici dell’autore si è costretti spesso ad attendere mesi, e spesso anni, prima di poter vedere un nuovo volume. Vediamo più nel dettaglio quali sono gli aspetti che hanno reso Berserk un’opera iconica nel mondo del fumetto giapponese.

L’età dell’oro

Berserk ha subito catturato il pubblico grazie agli eventi visti nei primi tre volumi del fumetto, una saga intitolata Il Guerriero Nero, per indicare il protagonista Gatsu. Nei primi volumi vediamo infatti questo forte guerriero con un cannone al posto del braccio e una spada gigantesca che affronta mostri da incubo con fare spietato. Gatsu sembra fregarsene delle altre persone, ma alcuni tratti del suo carattere lasciano intuire che abbia vissuto un passato doloroso, come nota anche il piccolo Pak, un elfo che dopo essere stato salvato da Gatsu per caso inizia a seguirlo incuriosito dal guerriero nero. Sarà l’incontro poi con i Cinque della Mano di Dio, creature misteriose e dallo status simil divino a far scattare un’ira irrefrenabile in Gatsu, in particolare la vista di Phempt, uno dei cinque.

Berserk Gatsu
Kentaro Miura/hakusensha

Da qui inizia poi la parte che ha consacrato Berserk nella storia dei manga: la saga dell’Età dell’Oro che narra del passato di Gatsu fino al suo diventare il Guerriero Nero. In questa saga vediamo la vita del protagonista sin da piccolo nei campi di battaglia come mercenario, fino al fatidico incontro con Grifis, capo della Squadra dei Falchi, che presto diventerà come una famiglia anche per Gatsu. Qui il futuro guerriero nero incontrerà molti amici, come Jude e Pipin e la bella quanto valorosa Caska, con cui inizia una relazione amorosa dopo un inizio piuttosto burrascoso.

Gli eventi però finiranno per sfuggire di mano quando Gatsu deciderà di abbandonare la squadra mandando in crisi Grifis. Alla fine questi sacrificherà tutta la sua squadra tramite l’utilizzo del misterioso Bejelit, un amuleto in grado di dare via a un rituale chiamato l’Eclissi, dove vengono evocati i misteriosi esseri noti come la Mano di Dio, che invitano Grifis a unirsi a loro a costo del sacrificio della cosa a cui tiene di più al mondo, ossia i suoi uomini, facendolo diventare Phempt.

Gatsu e Caska sono gli unici che si salvano dal massacro operato da mostri camuffati da umani chiamati “Apostoli”, che banchettano con gli umani sacrificati nell’Eclissi. Da quel momento Gatsu inizierà la sua personale vendetta verso questi mostri stanandoli e uccidendoli uno per uno per sapere come trovare Grifis e scatenare la propria ira su di lui.

Era un oggetto troppo grande per chiamarlo spada. Troppo spesso, troppo pesante e grezzo. Non era altro che un enorme blocco di ferro.

Il passato di Gatsu è la colonna portante del manga, Miura infatti narra in maniera cruda ed efficace un mondo chiaramente ispirato al medioevo europeo, senza fare sconti sulle violenze esistenti all’epoca. L’autore ha anche compiuto molte ricerche per rappresentare al meglio lo spirito dei tempi, inserendo all’interno del suo manga armi, armature e stendardi tratti da documenti storici reali. Quello che però ha più di tutti conquistato il pubblico è l’incredibile caratterizzazione dei personaggi.

Berserk disegni
Kentaro Miura/hakusensha

Gatsu, Caska e Grifis non risultano mossi da nessuno stereotipo tipico dei manga dell’epoca nei loro comportamenti e relazioni, risultando realistici nelle loro emozioni e in continua evoluzione nel corso della storia, senza mai soffermarsi su tratti caratteriali specifici. Persino Grifis, che da un certo punto in poi è impossibile non odiare per le sue azioni, è un personaggio gestito in maniera perfetta guardando alla sua storia. Diventa dunque un cattivo impeccabile e imperdonabile nella sua crudeltà, ma allo stesso tempo coerente con il suo modo di pensare.

Fantasia

Dopo l’Età dell’Oro Berserk torna al presente e pian piano vediamo Gatsu diventare sempre meno un concentrato d’odio puro, soprattutto per l’arrivo di alcuni nuovi compagni di viaggio, come l’ex devota della chiesa Farnese e il suo aiutante Serpico, il giovane e astuto Isidoro e la piccola maga Shilke, che a poco a poco gli fanno inconsciamente scoprire nuovamente il calore dato dall’avere dei compagni. Lo stile narrativo di Berserk cambia leggermente da questo punto in poi, diventando meno oscuro e più fantasy nei temi (anche se la violenza cruda e brutale è sempre presente), e anche più leggero e meno cupo nello stile, grazie soprattutto alla presenza di personaggi come Pak e Isidoro che smorzano spesso la tensione con qualche battuta.

Molti fan si sono lamentati di questi cambiamenti, accusando Miura di aver snaturato i temi principali del suo manga. Se si analizza la storia con attenzione risulta però chiaro che le nuove saghe sono una naturale evoluzione della trama, che si mantiene sempre uguale nello spirito. La narrazione dei primi volumi, molto più brutale e oscura, andava bene per descrivere certi momenti della vita di Gatsu, ma nelle saghe successive avrebbe reso la storia troppo statica e fine a sé stessa, legandosi a un personaggio monodimensionale.

Gatsu e Phempt

Invece Gatsu ha solo da guadagnare da questi cambiamenti, perché possiamo ben vedere la sua evoluzione interna partendo dalla sua perdita d’umanità dopo i tragici eventi degll’Eclissi che lo rendono una furia spietata interessata soltanto alla vendetta, per poi a poco a poco ritrovare un po’ d’umanità con l’arrivo dei nuovi compagni, cosa che poi genera anche un conflitto interiore al suo interno: fra desiderio di vendetta guidato dalla sua furia bestiale, e il ritorno del suo lato più umano che è sempre esistito in lui, soprattutto quando era all’interno della Squadra dei Falchi.

Semplicemente ostentando la tua fede e la carica di comandante, non puoi ottenere un rispetto simile a quello del cavaliere del ponte. Secondo me, sei uguale a quel fantoccio che veneri... dentro sei vuota.
Gatsu (a Farnese)

Anche i nuovi personaggi danno maggior spessore alla storia, dato che ognuno di essi è ben delineato caratterialmente e offre nuovi spunti di narrazione. Infine il ritorno di Grifis nel mondo umano con una sorta di nuova Squadra dei Falchi, composta principalmente da Apostoli, pone le basi per uno scontro finale che potrebbe diventare davvero epico se le premesse verranno mantenute, ma lì il problema è: vedremo mai la fine di Berserk?

Un manga eterno

Berserk è un manga eterno per due motivi ben precisi: il primo è il suo valore storico. Con la sua opera Miura ha appassionato generazioni di lettori e posto nuovi standard per le storie fantasy in generale, soprattutto nel mondo dei manga. Ancora oggi, a distanza di oltre 30 anni dal suo debutto, Berserk nel suo genere è insuperato sotto tanti punti di vista.

Il tuo occhio sta perdendo i colori, la tua lingua i sapori, mentre le tue dita sono spossate da brividi. Quelli sono i segni. Se continuerai a combattere con quell'armatura come un berserk, verrai privato anche di luce, calore, voce.... e molte altre cose.
Il Cavaliere del Teschio

Il secondo motivo è per l’eternità di tempo che ci vorrà per vedere una fine, sperando che questa arrivi prima o poi. Una vana speranza arriva dagli ultimi capitoli usciti in Giappone, dove, senza fare spoiler, un avvenimento importante che si aspettava da anni è finalmente avvenuto, e dopo ciò l’autore fa capire, tramite le parole di alcuni personaggi, che è giunto il momento di chiudere il cerchio e portare la storia a un inimmaginabile finale. Non bisogna cantare vittoria troppo presto però. Anche se Berserk si sta muovendo verso la parte finale della storia, se i ritmi di Miura nell’uscita dei capitoli restano come sono adesso ci vorranno ancora molti anni prima di poter vedere la parola fine.