Io sono Zelda, la recensione del romanzo d'esordio di Andrew David MacDonald

di Cristina Migliaccio

Questa è la storia di Zelda, una ragazza che impara il prezzo del coraggio e che, nella vita, per essere degli eroi non bisogna essere necessariamente perfetti.

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Qual è il prezzo per diventare un eroe? Zelda se lo chiede spesso. Vorrebbe diventare una leggenda, ma per viverla da brava vichinga dovrebbe rispettare tutti i punti presenti sulla sua lista. Zelda ha un debole per i vichinghi, in un'altra vita forse ha vissuto e lottato al fianco della sua tribù norvegese, chissà, ma adesso l'unica tribù che conosce è quella composta da suo fratello, Gert, e da Annie, che lei chiama affettuosamente AK47.

Questa è la storia di un esordio che racconta il valore del coraggio e cosa siamo disposti a fare pur di difendere le persone a cui vogliamo bene. Andrew David MacDonald arriva in libreria con il suo primo romanzo, intitolato semplicemente Io sono Zelda. Edito da Sperling & Kupfer, il libro è narrato in prima persona dalla protagonista, Zelda, una ragazza che, come dice spesso lei stessa, è "diversa, un modo più carino per dire ritardata".

Cosa sappiamo dell'autore? In primis che è canadese, è cresciuto a Edmonton e ha pubblicato i suoi racconti su diverse riviste letterarie. Ha ottenuto un Master in Scrittura e poesia alla University of Massachusetts-Amherst e poi ha deciso di lanciarsi nel mondo dell'editoria con Io sono Zelda.

Io sono Zelda, la trama del romanzo

Zelda non è una ragazza come tutte le altre, è nata con un disturbo cognitivo e per questo il resto del mondo non la ritiene in grado di prendere le decisioni da sola. Zelda ha sviluppato una forte passione per i vichinghi, che rappresentano il coraggio in carne ed ossa. Il romanzo è costellato di riferimenti alle tribù vichinghe, alle loro tradizioni, alle loro battaglie, all'importanza della donna in un'epoca in cui la differenza tra generi era ben marcata. E Zelda si aggrappa con le unghie a quelle storie di guerra, di coraggio, di amore. Perché i vichinghi sono uomini d'onore e difendono ciò che amano ad ogni costo ed è quello che vuole fare Zelda. Ma, più di tutti, i vichinghi le danno speranza, speranza di essere in grado di fare tutto quello che vuole.

La sua non è una vita facile. A prendersi cura di Zelda è suo fratello Gert, un ragazzo dal temperamento discutibile che, pur di dare loro una sorta d'indipendenza famigliare, ha richiesto una borsa di studio all'università. Ma, anche dopo averla ottenuta, Gert capisce che il mondo è un posto troppo complicato per gente come loro e quindi ripiega sulla strada meno onorevole, quella illecita, per avere accesso al denaro facile. Gert entra in una cerchia oscura, inizia a spacciare droga per conto di Toucan, un individuo losco che terrorizza Zelda e che creerà diverse difficoltà alla sua tribù.

Zelda è innamorata di Marxy, un ragazzo che come lei presenta dei disturbi cognitivi. Si sono conosciuti al centro ricreativo dove Zelda passa del tempo in compagnia dei suoi amici. Definisce Marxy la sua "leggiadra fanciulla" perché ogni vichingo che si rispetti ne possiede una (ignorando il fatto che Marxy sia un ragazzo e non una fanciulla).

Una volta il dottor Laird mi ha domandato perché mi piacciono i vichinghi. Gli ho dato tre ragioni:

Prima, sono coraggiosi.

Seconda, sono forti e le persone devono pensarci due volte prima di cercare di fargli del male.

Terza, gli eroi vichinghi difendono le persone che non riescono a difendersi da sole.

Io sono Zelda, perché leggere il libro

Ho trovato questo romanzo particolare sotto ogni punto di vista. La narrazione è in prima persona, per cui tutto ciò che Zelda vede o vive sulla propria pelle è riportato con una naturalezza disarmante. Parliamo di una ragazza di ventuno anni che non ha mai potuto prendere una decisione per conto proprio, sempre sopraffatta dall'ombra del fratello che, reputandosi il capo tribù, ha cercato di prendere la scelta migliore per la sua famiglia, finendo per rovinarla.

Zelda ha coraggio da vendere ma il suo non è un mondo in bianco e nero, Zelda lascia aperta la porta ad ogni eventualità. Non esistono soltanto buoni e cattivi, talvolta anche i buoni possono diventare cattivi e lo impara a sue spese. L'esordio di MacDonald è la dimostrazione che non dobbiamo soffermarci sui limiti che la natura ha voluto imporci né sul pregiudizio sociale. Zelda in tutto il romanzo cerca di diventare una leggenda, come un bravo vichingo, ma a lungo andare comprende che la vita non è tutta rosa e fiori e che per essere un eroe non bisogna essere perfetti. Anche se è proprio la perfezione che Zelda insegue in tutta la sua storia ma, quando finisce il disincanto, comprende di dover guardare oltre ciò che ha davanti agli occhi: suo fratello Gert, per quanto possa volergli bene, le sta tarpando le ali, immischiandosi in un guaio dopo l'altro come un'orrenda matrioska.

Zelda è un personaggio delicato, insegue sempre la verità ed è spalleggiata dal suo dottor Laird, che potremmo definire la bocca della verità, un uomo che prova affetto genuino per lei e che cerca di aiutarla più che può. Ma Zelda vuole essere indipendente e dimostrare a tutti di sapersela cavare da sola, di poter essere davvero una leggenda. E vi dirò: ha dimostrato più coraggio lei, additata come "diversa", di quanto altri avrebbero mai fatto al posto suo. Un romanzo delicato, intenso, che riesce a far immedesimare il lettore in una realtà che non potrebbe comprendere e che invece riesce grazie al coinvolgimento dell'autore.

Io sono Zelda: E questa è la mia leggenda di Andrew David MacDonald
FrasiX
VOTO7 / 10

Per diventare degli eroi bisogna essere coraggiosi, ma non perfetti. Zelda non è perfetta, ma ha coraggio da vendere e la sua leggenda è a prova di vichingo.