La confraternita dell’uva di John Fante: storia di quattro italiani vecchi e ubriaconi

di Chiara Poli

Una storia famigliare, autobiografica ma non dichiarata, che ci parla di sentimenti universali, di sogni infranti, di occasioni per riscattarsi e, naturalmente, di amore per i libri: La confraternita dell'uva di John Fante.

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Quando si fa il nome di John Fante, la mente corre immancabilmente al suo lavoro più conosciuto, Chiedi alla polvere.

La confraternita dell’uva, però, resta il suo romanzo a me più caro. Per tante ragioni. Proverò a raccontarvele, come di consueto senza fare anticipazioni che potrebbero rovinarvi troppe sorprese.

La confraternita dell’uva: la storia di quattro italiani vecchi e ubriaconi

Non ci vuole molto a intuire le origini di John Fante, italo-americano che alle sue radici italiane è sempre rimasto legato.

Per questo descrive il suo romanzo come la storia di quattro italiani vecchi e ubriaconi, ovvero la storia del padre e dei suoi amici, scrivendolo in una lettera all’amico giornalista e scrittore Carey McWilliams.

Il protagonista è Nick Molise, ex muratore ora in pensione con un figlio scrittore, Henry Molise, col quale è costantemente in conflitto.

Nick però non va d’accordo nemmeno con la moglie e con l’altro figlio: Nick ha un’idea del mondo tutta sua. Una lista infinita di progetti mai realizzati e di sogni nel cassetto, una grande difficoltà a fare i conti con una realtà quotidiana che lo limita in molti modi, dal suo punto di vista.

Nick non è un uomo cattivo, forse è semplicemente incapace di tenere i piedi per terra, e l’impossibilità di vivere come vorrebbe finisce per essere frustrante.

Un romanzo autobiografico

Difficile non riconoscere la famiglia Fante nella famiglia Molise, e in particolare il rapporto di John con il padre Nicola - non a caso, il capofamiglia dei Molise si chiama Nick.

Impossibile, invece, non apprezzare il talento di uno scrittore che aveva un vero e proprio dono, e ha saputo usarlo al meglio.

La confraternita dell’uva è il ritratto verosimile, perché autobiografico, e magistralmente dipinto, perché lo descrive John Fante, dei legami famigliari con tutte le loro difficoltà e incomprensioni, ma soprattutto con il loro grande amore.

La confraternita dell’uva è un racconto sentimentale, incentrato sul desiderio che non viene mai soddisfatto. I sogni difficilmente si realizzano: bisogna avere talento, ma anche tanta fortuna. E se non si è fortunati, ciò che resta sono solo la delusione e il rimpianto.

I figli erano i chiodi che lo tenevano crocefisso a mia madre. - John Fante

Fante, però ci dice che non deve necessariamente finire così: c’è un’altra strada. Ci può essere un lieto fine. Si può superare il rimpianto, riscattandosi, se si capisce che le cose importanti non sono quelle che desideriamo, bensì quelle che abbiamo già. Le cose che ci siamo costruiti con fatica e con passione, come gli affetti famigliari.

In questo, John Fante indica una seconda occasione, che accompagna a un monito: può arrivare solo se siamo noi a capire di volerla e a lavorare in tal senso.

Ecco perché credo che La confraternita dell’uva sia un romanzo adatto a tutti, ma proprio a tutti: perché ruota attorno a sentimenti e pensieri universali, a esperienze che molti, se non tutti, abbiamo condiviso.

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La confraternita dell’uva di John Fante
VOTO10 / 10

Un romanzo che parla di esperienze, sentimenti, sogni e conflitti universali: un romanzo per tutti, scritto divinamente e pieno di frasi che vi ispireranno. Leggetelo, non ve ne pentirete.