Un polpo alla gola: la recensione della nostra infanzia secondo Zerocalcare

Un polpo alla gola: quando il lato oscuro dell'infanzia ti toglie il respiro

di Simone Alvaro Segatori

L'unica opera di Zerocalcare senza Armadillo racconta l'infanzia, l'adolescenza e l'età adulta dell'autore e ricorda quanto può essere duro superare queste fasi, soprattutto se non si lascia andare il senso di colpa.

Un polpo alla gola (2012) è stata la seconda opera di Zerocalcare (Michele Rech). Un fumetto, sempre edito da Bao, che sembrava arrivato per cavalcare il successo de La Profezia dell'Armadillo, prima opera dell'autore romano uscita sempre nel 2012. Superando questo preconcetto però Un polpo alla gola si configura come qualcosa di diverso che mantiene i retroscena oscuri del precedente libro a fumetti, ma abbandona la struttura quasi episodica per regalare al lettore una storia complessa a metà tra crescita e comprensione di se stessi.

La storia si svolge in 3 fasi di vita dell'autore, dove una vicenda avvenuta nell'infanzia porterà ripercussioni sulla crescita stessa di Zerocalcare e sui rapporti con gli amici di sempre, Sarah e Secco. Durante l'infanzia infatti il piccolo Zero dovrà vedersela con il senso di colpa, una bestia di cui è difficile liberarsi proprio come il polpo del titolo. In assenza del fedele Armadillo, coscienza di Zerocalcare oltre che ricettacolo di ogni suo dubbio e paura, il piccolo Zero verrà consigliato nell'infanzia da He-Man e Dart Fener, sostituiti da Kurt Cobain e Che Guevara durante l'adolescenza e infine dai tre porcellini nell'età adulta.

Le figure mitologiche di Zerocalcare in Un polpo alla gola
Bao
Kurt Cobain, Joe Strummer e Che Guevara che provano ad indirizzare l'adolescenza di Zerocalcare.

La realtà disegnata da Zerocalcare mette in risalto tutte quelle problematiche infantili che ogni persona, soprattutto chi è nato e cresciuto negli anni 80-90, può avere avuto tra i banchi di scuola: dai bulli, alla difficoltà di integrazione, dai primi amori per una compagna alla sopravvivenza alle lezioni. La lezione più dura di tutte viene infatti impartita da Madame Arbizzati, la maestra elementare dei protagonisti, che in una sola frase fa una somma massima di tutto il volume.

Nessuno guarisce dalla propria infanzia.

Sono parole potenti e che dopo essere state pronunciate cominciano a echeggiare sia nella testa del lettore, che non può fare a meno di rivivere mentalmente la propria infanzia, pagina dopo pagina, sia nella testa dei personaggi, che vivono quelle parole come un destino a cui non si può scappare. Soprattutto Zero che porta l'oscurità dell'infanzia e i suoi segreti attaccata al collo sottoforma di un polpo, un groppo alla gola che gli ha tolto il fiato anno dopo anno perché lui stesso ha scelto di dargli la forza di strangolarlo.

Alla storia dei ragazzi e della loro crescita si lega quella ancora più oscura di un misterioso omicidio, avvenuto nei pressi della scuola, in cui ognuno dei protagonisti ha avuto una parte fondamentale, ma nessuno sembra essere davvero colpevole. Un giallo che si sviluppa in 15 anni di vita e che stavolta prende il via da un evento del tutto inventato a differenza de La profezia dell'Armadillo che racconta, in maniera romanzata, del suicidio di una amica dell'autore avvenuto realmente.

In tutta questa oscurità, non mancano però mai le battute, a tratte acide e ciniche e a tratti deliziosamente nerd con cui Zerocalcare dipinge i suoi racconti. Anche se la vera chiave di volta dell'autore è la calata "romanaccia". Il dialetto romano è infatti un elemento imprescindibile nelle opere di Rech, un mezzo che rende palpabili e reali i pensieri sia del piccolo Zero che di quello adulto. Una forza capace di trasformare anche la più semplice delle frasi in un vero e proprio tormentone.

VOTO9 / 10

Un giallo che passa attraverso 15 anni di vita e narra di una storia in cui affrontare il senso di colpa e più difficile che crescere. Il tutto condito dall'incredibile ironia di Zerocalcare.

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