La voce del violino: la recensione del quarto romanzo di Montalbano
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La voce del violino: la quarta avventura del Commissario Montalbano

di Simone Alvaro Segatori

Salvo Montalbano è chiamato ad investigare su un crimine efferato dove tra le tante voci coinvolte si troverà a dover dare ascolto a quella di un vecchio violino.

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Un dettaglio inaspettato, un piccolo particolare apparentemente insignificante che rompe un equilibrio già precario. È sempre questo il punto di svolta delle indagini a cui i romanzi gialli ci hanno abituato da decenni. Per Montalbano, invece, quest’inusuale dettaglio è sempre un punto di partenza, "quel feto d’abbrusciato" che sente ancora prima che il morto ammazzato di turno salti fuori. La voce del violino, edito da Sellerio nel 1997, nasce proprio così da qualcosa che non quadra al nostro commissario tanto da impedirgli di dormire la notte.

La voce del violino: trama

Svegliarsi all’alba per partecipare ad un funerale non è mai piacevole per nessuno, ma se all’orizzonte si prospettano nere nuvole cariche di pioggia e un viaggio in auto con l’agente Gallo come autista, allora la giornata per Montalbano sarà più pesante del previsto. Al funerale, infatti, il commissario non arriverà mai, poiché Gallo, a causa della sua guida spericolata, finisce per investire una gallina, andando così a sbattere contro una vettura parcheggiata davanti ad una villa nuova ma apparentemente disabitata. Prima di recarsi all’ospedale, Montalbano lascia sotto il tergicristallo una nota per avvertire il proprietario della vettura di quanto successo. Di ritorno a casa quella stessa sera però l’auto e la nota sono ancora dove le ha lasciate. Incapace di chiudere occhio, Montalbano si reca sul luogo nel cuore della notte, intrufolandosi nella villetta e facendo così una macabra scoperta: il cadavere di una giovane e bellissima donna, nuda e riversa sul letto. Attento a coprire le sue tracce, Montalbano esce di casa elaborando un piano per far ritrovare il cadavere senza che la sua alzata d’ingegno diventi pubblica.

Tra novità e piacevoli conferme

La voce del violino rappresenta a tutti gli effetti un punto di svolta sia per lo scrittore Andrea Camilleri che per il suo personaggio, il commissario Salvo Montalbano. Camilleri infatti aveva iniziato a scrivere di Montalbano nel 1994 senza nemmeno prendersi troppo sul serio. Lo sbirro scorbutico e meteoropatico doveva infatti comparire in due libri e poi sparire per sempre. Tre anni dopo però si stava involontariamente trasformando nel protagonista di una delle saghe letterarie contemporanee più amate dal pubblico. Camilleri si ritrova quindi per la prima volta a confrontarsi con la sua creatura e ad apportare cambiamenti e scelte che le permettano di durare nel tempo, senza cascare nella ripetitività o in banali errori.

È quindi con La voce del violino che la saga ha inizio a tutti gli effetti e trova una forma stabile e continuativa. Sono tante le novità introdotte e riguardano soprattutto i vertici e i colleghi con la quale Montalbano deve interfacciarsi durante le sue non sempre ortodosse indagini. La squadra di Vigata non subisce cambiamenti, ma a rendere più difficoltoso il loro lavoro arrivano un nuovo questore, un nuovo pm, un diverso capo della scientifica e un nuovo capo di gabinetto, ognuno con le sue particolarità ed idiosincrasie tipicamente regionali. Un carosello tutto italiano quindi che Camilleri ha riprodotto più volte anche nei suoi romanzi storici e che contribuisce a rafforzare le contraddizioni e l’originalità della sua Sicilia, di cui Montalbano è l’esponente più vero.

Anche l’omicidio di una giovane donna bolognese diventa quindi una questione tutta siciliana che ancora una volta Montalbano riesce a risolvere in virtù della forte connessione che lo lega al suo territorio e tramite un metodo d’indagine tutto personale, fatto di umanità e istinto. Viene però immancabilmente a scontrarsi con una definizione troppo rigida di giustizia, con una legge che non ammette eccezioni e con dei suoi rappresenti inadeguati e prevenuti. In queste pagine Camilleri denuncia un sistema che troppo spesso condanna e ferisce chi dovrebbe proteggere, ma abilmente maschera l’accusa dietro ad un linguaggio irresistibile, crudo e diretto e ad un’ironia sopraffina in grado di rendere la pillola meno amara, ma non per questo meno efficace.

VOTO8.5 / 10

La soluzione del caso di per sé non risulta complessa, ma è ben costruita intorno a dettagli e personaggi così ben caratterizzati da distogliere l’attenzione e rendere la soluzione quasi accessoria.

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