La persona del destino, recensione del sequel di Arrivare a te

di Giulia Greco

Ume “Kurumi” Kurumikawa è la protagonista di Arrivare a te – La persona del destino, sequel del celeberrimo manga di Karuho Shiina.

Arrivare a te ha incantato tutti i suoi lettori con la sua storia delicata, genuina e commovente. Tutti abbiamo potuto rintracciare qualcosa di noi in Sawako Kuronuma o Shota Kazehaya o nella moltitudine di personaggi che popolano il celebre manga di Karuho Shiina. Ma se c'era qualcuno che davvero riusciva a emergere, quella era Ume “Kurumi” Kurumikawa, **rivale e amica della protagonista che è stata in grado di ritagliarsi un posto speciale nel cuore di Sawako e di tutti i lettori**.

Proprio a lei è dedicato il sequel di Arrivare a te, dal titolo La persona del destino, il primo volume di una raccolta di storie extra ambientate nell'universo di Kimi ni Todoke.

Kurumi e Sawako sono matricole all'università di Sapporo e trascorrono insieme gran parte delle loro giornate. Messi da parte i vecchi dissapori, le due giovani ragazze si sostengono l'un l'altra ora che sono lontane da casa e dagli affetti. Per Kurumi, l'appoggio di Sawako è fondamentale perché la ritiene la persona il cui destino è incrociato al suo.

Quando Kurumi convince la compagna a farle compagni durante un gokon, un appuntamento combinato, le due attirano le attenzioni di un tipo losco. È proprio a questo punto che fa la sua comparsa Eiji Akahoshi, il cugino di Sawako che le trae in salvo e si mostra fin da subito molto interessato a Kurumi.

L'entrata in scena di Eiji – di cui è strano pensare di non aver mai sentito parlare prima, essendo una persona così cara a Sawako – permette a Karuho Shiina di rimarcare la trasformazione della ragazza, che da mean girl del liceo si scopre essere una giovane donna insicura e danneggiata tanto quanto Sawako, una ragazza il cui bell'aspetto non l'ha certo protetta dalle ferite che la vita le ha inflitto.

L'immagine in cui Kurumi si racconta immaginandosi in cima alla torre che ha eretto nel corso degli anni per non permettere a nessuno di entrare nel suo mondo è emblematica. Solo a due persone è consentito di entrare: Sawako e, senza che la ragazza se ne renda conto, Eiji.

L'incipit della storia pone le basi per un racconto interessante, ma, per il momento almeno, non tanto quanto la serie originale.

Se la parabola di Sawako ci aveva ipnotizzato fin dalle prime battute, rendendoci naturale empatizzare con lei e col timido co-protagonista, Shota, lo stesso non può dirsi del sequel. Le potenzialità ci sono tutte, a mancare è però l'emozione, l'elemento che l'aveva fatta da padrone in Arrivare a te.

Una piccola pecca, in fondo, per un primo volume che rappresenta solo l'inizio di una nuova avventura accanto agli splendidi personaggi nati dalla penna di Karuho Shiina.

VOTO7.5 / 10

La persona del destino ha in sé tutti gli elementi che hanno decretato il successo di Arrivare a te, ma riusciranno Kurumi ed Eiji a rubarci il cuore come Sawako e Shota hanno fatto in passato?

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