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Ritmi lenti e atmosfere dilatate: recensione di Tornare a casa

di Emanuela Brumana

Mi aspettavo di più: un colpo più duro e deciso, atmosfere più contrastate, colori più vividi; invece il libro di Dörte Hansen avvolge con atmosfere offuscate e ritmi lenti.

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Non c'è niente di peggio, da lettrice, di quando compri un libro carica di aspettative su come sarà la storia, sulle intense emozioni che proverai e sui mille passi che sottolineerai, e poi il libro disattende le tue aspettative. A quel punto, non ti godi la lettura, che anche se diversa può rivelarsi comunque piacevole. Ecco quello che purtroppo mi è capitato con tornare a casa.

Trama di Tornare a casa

Ingwer torna a Brinkebüll, quel paesino di periferia da cui se ne è andato per studiare prima e insegnare poi.

Lì ha due anziani di cui prendersi cura, quei nonni che lo hanno cresciuto, lui, figlio senza padre della matta del villaggio; lui, che li ha "traditi" rinnegando la locanda da loro gestita per andare a scavare in cerca di fossili. Adesso è arrivato il momento di stargli accanto come loro gli sono stati accanto in gioventù.

Tra una doccia e un turno alla locanda, affiorano i ricordi, si svelano segreti, si ripercorre la storia passata. E Ingwer si scoprirà più vicino a Brinkebüll e alla sua gente di quanto ricordava.

Tornare a casa: recensione

La premessa d'obbligo è che, quando si parla di tornare indietro dopo tempo, riscoprire chi si è guardando ciò che si è rinnegato, mi aspetto sempre i fuochi d'artificio; mi aspetto parole mai banali ed emozioni sviscerate in cui ritrovarmi, perché la storia di chi torna sui suoi passi con occhi indulgenti verso chi ha così facilmente condannato in passato, è la mia storia.

Tornare a casa, però, non ha questa potenza. È un libro nebbioso come è il panorama intorno a Brinkebüll, cittadina di periferia in cui la vita contadina e rude la fa da padrona.

La storia scorre lenta, non c'è mai un vero momento di svolta; i fatti semplicemente fluiscono come l'acqua tranquilla di un fiume, uno dopo l'altro. Il raccontare il fatto principale - Ingwer, professore universitario torna a casa, in un luogo da cui manca da tempo - è introdotto da subito e su questo si innestano ricordi, flashback, racconti che però, dopo essere stati riportati alla mente, non creano nessuna rivoluzione.

Nonostante la scrittura, lucida e scorrevole, la storia ha fatto fatica ad arrivarmi.

VOTO6 / 10

Una sufficienza conquistata grazie alla scrittura, lucida e diretta; la storia di Tornare a casa, invece, delude per la poca forza. Un libro che scorre lento e forse non soprende mai.

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