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Platinum End, la recensione del manga degli autori di Death Note

di Giulia Greco

Tsugumi Ōba e Takeshi Obata, già autori di Death Note, firmano Platinum End, un manga che, nonostante le buone premesse, non riesce a brillare come l'illustre predecessore.

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Nato dalla terza collaborazione Tsugumi Ōba e Takeshi Obata dopo Death Note e Bakuman, Platinum End narra la storia del giovane studente Mirai Kakehashi che, dopo aver tentato il suicidio, viene salvato dall’angelo Nasse, che gli fa dono di straordinari poteri e gli propone di essere uno dei tredici candidati a diventare il nuovo Dio.

Ritrovata la voglia di vivere e affiancato da Saki, la ragazza per cui da sempre ha una cotta, anch’essa tra i prescelti a prendere il posto di Dio, Mirai sceglie di usare il proprio potere a servizio del bene, di essere retto, di aiutare i più bisognosi e di cercare di regalare la felicità a tutti coloro che ama.

Nella lunga corsa per diventare il nuovo Dio, Mirai affronta numerose battaglie e si circonda di amici, alleati, opportunisti e letali nemici.

Platinum End e Death Note a confronto

Già a partire dal tratto di Obata, sono numerose le similitudini con Death Note: gli angeli di Platinum End richiamano in un certo senso gli dei della morte, e la lotta dei prescelti, fatta di ragionamenti e deduzioni più che di battaglie e di scontri fisici, ricorda, in parte la partita giocata da Light e Elle (e successivamente Near e Mello) nella prima obera di Ōba.

Il confronto risulta, quindi, inevitabile. Ed è proprio nel paragone col suo illustre predecessore che Platinum End ne esce sconfitto.

Tanto simile nell’aspetto a Light Yagami, quanto distante da lui nel carattere, Mirai non riesce a brillare come i personaggi del primo manga del duo Ōba-Obata. Kira, così come lo stoico Elle, era capace di catalizzare l’attenzione del lettore con carisma, fascino e intelligenza. Non importava che fosse pericoloso, violento, subdolo e manipolatore: chiunque rimaneva estasiato dal protagonista fin dalle prime pagine del manga.

Purtroppo non accade lo stesso con Mirai, che rimane sempre vittima degli eventi, che non riesce a spiccare sugli altri personaggi e che appare privo di qualsiasi appeal incapace, com’è di reagire, prendere in mano le redini della situazione o risultare credibile nelle vesti di leader dei candidati.

Un’idea interessante mal sviluppata

Nonostante la mitologia di Platinum End fosse ricca di spunti interessanti e l’opera nella sua interezza avesse tutte le potenzialità per diventare un successo, il manga di Tsugumi Ōba e Takeshi Obata, edito in Italia da Planet Manga, non riesce a trovare una propria identità e a essere del tutto convincente.

Da una parte troppo simile a Death Note, dall’altro troppo superficiale nello sviluppo psicologico dei protagonisti, che si riprendono con fin troppa facilità dai loro tentativi di suicidio, Platinum End non risulta un esperimento riuscito, non lascia il segno e non riesce mai, neanche nei suoi capitoli migliori, a essere coinvolgente come altri manga dello stesso genere.

VOTO6 / 10

L'interessante storia di un ragazzo alla ricerca della felicità non riesce a catturare l'attenzione come Death Note aveva fatto in precedenza. Peccato!