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Jack Kerouac, la beat generation in 10 libri

di Simone Alvaro Segatori

La prosa spontanea di Kerouac riproduce nelle sue opere la spasmodica ricerca di libertà e il rifiuto delle convenzioni sociali dell'autore della beat generation.

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Padre della beat generation e poeta jazz, Jack Kerouac è uno degli scrittori più importanti e influenti del XX secolo. Nelle sue opere ha raccontato le contraddizioni e le speranze frustrate della sua generazione, dando vita a quella prosa spontanea, vero e proprio flusso di coscienza libero da schemi preconfezionati, che è l’espressione letteraria di una presa di distanza dalle convenzioni sociali e della sua continua ricerca di libertà, di verità e di un senso di appartenenza. Una ricerca che sarà anche fisica, nei centinai di viaggi intrapresi, e spirituale, sia tramite l’uso di droghe, sia attraverso l’esplorazione della religione cattolica e del buddismo.

L’intera produzione letteraria di Kerouac è caratterizzata da un’impronta estremamente autobiografica. L’intenzione dell’autore era infatti quella di realizzare la cosiddetta Leggenda di Duluoz, la sua personale recherche di ispirazione proustiana, che raccogliesse tutte le sue esperienze e la sua filosofia. Vi proponiamo qui i migliori romanzi per meglio comprendere l’uomo e lo scrittore.

La città e la metropoli (1950)

Il continuo oscillare tra una vita ritirata in un tranquillo ambiente familiare e l’esperienza caotica e frenetica della metropoli è uno dei temi ricorrenti nelle opere e nella vita di Kerouac, al centro della narrazione appunto de La città e la metropoli. È il suo primo romanzo ad essere pubblicato nel 1950 e si distingue per una struttura fortemente tradizionale, per uno stile spontaneo ancora immaturo e per l’assenza diretta delle sue esperienze personali. La vicenda ruota infatti intorno alla storia della famiglia Martin, a cavallo tra il primo e il secondo dopoguerra, ma la personalità di Kerouac è scissa tra i tre fratelli, l’intellettuale, il vagabondo e il giocatore di football. Un’opera spesso sottovalutata che vale però la pena riscoprire.

Sulla strada (1957)

Sulla strada è il capolavoro senza tempo di Kerouac, assurto a manifesto del movimento beat e scritto in poche settimane su un unico rotolo di carta. Incentrato sui viaggi in autostop intrapresi dallo scrittore e dall’amico Neal Cassady, che nel libro compaiono sotto gli pseudonimi di Sal Paradise e Dean Moriarty, è l’espressione maggiore della ricerca di libertà dell’autore, del rifiuto e della disillusione verso gli ideali proposti dalla società e dal consumismo imperante. Senza alcun intento rivoluzionario, lo scrittore registrò luoghi, eventi e persone, restituendolo un diario intimo che esprime tutta l’alienazione e il vuoto esistenziale di un’intera generazione.

I sotterranei (1958)

Spostando l’ambientazione da New York a San Francisco, con I sotterranei Kerouac racconta la breve ma intensa relazione avuta nel 1953 con Alene Lee, una ragazza afro-americana conosciuta tramite Allen Ginsberg. Nel romanzo i due sono Leo e Mardou e la loro relazione, fatta di alti e bassi, viene continuamente messa in crisi dal loro forte desiderio di libertà e indipendenza che, avvicinandoli inizialmente, non farà che separarli. Una delle opere in cui la prosodia bop di Kerouac si esprime al massimo della sua forza per rendere l’urgenza e la forza stessa del rapporto tra i due amanti.

I vagabondi del Dharma (1958)

Considerato una sorta di seguito ideale di Sulla strada, I vagabondi del Dharma vede Kerouac ancora perso nella sua America selvaggia e muovere i primi passi verso il buddismo. Le sue esperienze di viaggio, l’uso di droghe e le riflessioni sulla scrittura stessa, sono condensate di misticismo e meditazioni. La verità tanto ricercata dall’autore viene qui identificata con il Dharma buddista per restituire al lettore una delle sue opere più poetiche ed evocative.

Mexico City Blues (1959)

Mexico City Blues si presenta come un lungo poema in cui per la prima volta lo scrittore mette la sua prosa spontanea al servizio della poesia propriamente detta. Scritto nel 1955 come un’improvvisazione jazz, contiene al suo interno memorie passate, le riflessioni dell’autore verso il buddismo ma anche continue incursioni dei discorsi dei sui amici scrittori e il suo personale sconforto per l’impossibilità di pubblicare un altro romanzo dopo La città e la metropoli.

Tristessa (1960)

Scritto nello stesso arco di tempo di Mexico City Blues e quindi durante il soggiorno a Città del Messico, Tristessa è una riflessione meditativa sulla relazione con Esperanza (Tristessa nel romanzo appunto), una prostituta dall’animo puro e innocente che Kerouac descrive come una Madonna. Piena di fascino e pericolo insieme, lo scrittore sogna di poterla salvare dal suo destino e dalla sua miseria, ma deve scontrarsi non solo con l’ossessione di altri uomini, ma soprattutto con la dipendenza da morfina della ragazza. Il miglior ritratto femminile della letteratura beat, delicato e straziante.

Big Sur (1962)

Nella cornice di Big Sur, dove si rifugia alla ricerca di silenzio e isolamento, Kerouac affronta una battaglia contro sé stesso. Da una parte c’è l’alcolismo, che sta diventando un problema sempre più pressante e che rischia di sgretolare i rapporti con le altre persone. Dall’altra parte, invece, c’è la fama, le aspettative di un grande pubblico che dopo aver letto Sulla strada crede di conoscerlo intimamente e si aspetta da lui grandi cose. Con Big Sur Kerouac mette a nudo tutto il suo disagio interiore, fermando per un attimo la sua lunga ricerca per guardarsi indietro e riflettere sul futuro.

Visioni di Gerard (1963)

Scritto in ricordo del fratello maggiore Gerard, morto all’età di nove anni per febbre reumatica, questo romanzo onirico, nostalgico e malinconico è intriso di ricordi d’infanzia e dell’idea della vita come puro dolore. Gerard morto nel momento di pura felicità infantile, diviene quindi un apostolo della felicità stessa e della non violenza, cristallizzato per sempre nella sua perfezione.

Angeli di desolazione (1965)

Nel 1956, poco prima della pubblicazione di Sulla strada, Kerouac passò l’estate sul Desolation Peak come avvistatore di incendi. Qui racconta la spasmodica ricerca di solitudine e il suo sentirsi sospeso tra l’accettazione del “nulla” buddista e l’incalzare della vita quotidiana, delle esperienze al limite e il richiamo frenetico della grande città. Un resoconto sentito su quella generazione beat ancora in stato embrionale.

Satori a Parigi (1966)

Ultimo romanzo della sua produzione, Satori a Parigi vede Kerouac in viaggio tra Parigi e la Bretagna alla ricerca delle sue radici famigliari, ripercorrendo a ritroso le tracce del primo Kerouac che abbandonò la Francia più di 200 anni prima. Una ricerca che diventa però secondaria e lascia spazio ad un viaggio più metaforico nell’animo e nelle emozioni dello scrittore, nel suo approciarsi con la gente e con i luoghi di una terra tanto lontana dalla sua.