L-DK – Living Together, la recensione del manga

di Giulia Greco

I fan dei manga romantici avranno sentito parlare di L-DK, il manga della maestra Ayu Watanabe che, purtroppo, delude le aspettative.

L-DK è un manga shojo scritto da Ayu Watanabe, conosciuta in Italia per il suo T.V.B.

Narra la storia di Aoi Nishimori, la classica ragazza che a scuola passa inosservata, e di Shusei Kugayama, il principe della scuola, il bello e dannato che invece attira le attenzioni di tutte le sue compagne di classe. Caso vuole che i due, che in un primo momento proprio non si sopportano, si trovino a condividere casa per poi scoprirsi innamorati. È proprio da qui che nasce l'idea del titolo: L-DK è infatti un termine coniato dall'autrice usato come abbreviazione di “Love Dokyo”, cioè “convivenza felice”... ma è davvero così? Dalla convivenza forzata tra Shusei e Aoi nascono malumori e dissapori, bisticci e furibonde liti. Tra incomprensioni e furibonde liti, però, tra i due nasce un sentimento come nelle più classiche commedie romantiche.

Nulla di nuovo sotto il sole, insomma, e ciò non sarebbe un problema se i due protagonisti (e con loro la miriade di altri personaggi più o meno importanti che fanno da corollario alla storia) fossero un filino interessanti.

L'idea della convivenza forzata tra Aoi e Shusei aveva le potenzialità per essere quantomeno curiosa e intrigante – spostando l'azione di quella che parte come una commedia scolastica in un ambiente domestico, quotidiano e familiare –, ma l'autrice non ne ha saputo sfruttare appieno gli aspetti più originali e divertenti. Laddove un classico come Marmalade Boy di Wataru Yoshizumi era riuscito a eccellere, mettendo i due personaggi principali nella condizione di dover vivere sotto lo stesso tetto e far fronte a sentimenti e situazioni nuove, imbarazzanti e troppo spesso drammatiche e complicate, L-DK fallisce.

Il manga di Watanabe è l'esempio perfetto di come due storie in parte simili possano intraprendere percorsi molto diversi quando a mancare è innanzitutto una solida caratterizzazione dei personaggi principali.

Le dinamiche tra Aoi e Shusei, che ricordano in parte quelle tra Misaki e Takumi in Maid-sama! – La doppia vita di Misaki, nonostante siano divertenti, risultano a lungo andare ripetitive, perché il percorso dei due protagonisti non viene sviluppato con l'attenzione e la profondità necessarie.

Se anche Shusei potrebbe considerarsi un personaggio interessante, un ragazzo che, nonostante i traumi, la paura dell'abbandono, il dolore della perdita, va incontro a un significativo cambiamento e apre il proprio cuore alla ragazza di cui inaspettatamente si è innamorato, non vale lo stesso per Aoi.

La protagonista femminile dell'opera è la vera nota dolente di L-DK, una ragazza che ci viene presentata come la più risoluta delle compagne di scuola di Shusei, l'unica in grado di tenergli testa, una studentessa gioiosa e dolce, anche se non troppo sveglia, una ventata d'aria fresca nella vita solitaria di lui. Eppure, dopo un inizio brillante, si rivela infine un personaggio piatto, privo di spessore, quasi sia solo uno mero strumento per il cambiamento di Shusei. È un vero peccato, perché la Aoi che conosciamo nel primo capitolo del manga, e che rivediamo solo a sprazzi nei successivi, poteva trasformarsi in un personaggio un tantino più complesso. Avremmo potuto godere di una protagonista sì forte e determinata, ma allo stesso tempo preoccupata di non essere abbastanza in gamba, una giovane donna che cresce e impara a credere in sé stessa. Invece, per troppo tempo assistiamo al melodramma di Aoi Nishimori, che trascorre la maggior parte del suo tempo a piangere e consumarsi per un ragazzo che, per lo meno inizialmente, sembra non ricambiarla.

In fin dei conti, però, non dovremmo aspettarci troppo spessore narrativo da un'opera leggera, che in fondo può essere apprezzata se letta senza impegno, magari come passatempo durante una giornata noiosa.

VOTO5 / 10

Nonostante un inizio intrigante e le cover colorate e interessanti, L-DK non riesce a essere più di una storia leggera e banale. Da leggere solo per trascorrere qualche ora di svago.

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