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Torniamo a viaggiare nel tempo con Basta un caffè per essere felici

di Emanuela Brumana

Dopo il fortunato esordio di Basta un caffè, torna in libreria Toshikazu Kawaguchi con una storia altrettanto delicata e toccante, forse più introspettiva e sospesa.

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Ho amato Finché il caffè è caldo, libro che ho chiuso sentendomi appagata per la bella storia che avevo incontrato nel mio cammino di lettrice.

Poi, ho scoperto che Toshikazu Kawaguchi mi avrebbe riaperto le porte di quella caffetteria senza finestre di Tokyo, dove si può viaggiare nel tempo. E io mi ci sono fiondata, in quel posto, tra quelle pagine, ma è stato un ritorno strano: bello, come se non avessi mai lasciato quelle quattro mura, e allo stesso tempo meno appagante.

Basta un caffè per essere felici: trama

Sono passati sei anni da quando si è chiusa la storia di Finché il caffè è caldo. Molte cose sono cambiate. Alcune persone non ci sono più, altre sono graniticamente uguali a se stesse, altre ancora si sono affacciate alla vita.

Una cosa non cambia: nella caffetteria di Tokyo si può ancora viaggiare nel tempo, e le regole di questa esperienza sono sempre le stesse. Tornare indietro non cambierà il presente, si può incontrare solo chi è stato nella caffetteria, non ci si può alzare da quella sedia particolare che permette di viaggiare nel tempo e soprattutto, bisogna tornare prima che il caffè si raffreddi. Molte regole che spesso scoraggiano i clienti, ma c'è chi ha dei conti in sospeso con il passato (o con il futuro) e decide di farsi versare il caffè e di sparire in una nube di vapore, per incontrare qualcuno. Lo fa Gotaro, che deve confessare una bugia; lo fa Yukio, per salutare la madre; lo fa Katsuki, venendo dal passato nel futuro e, infine, lo fa Kiyoshi, per rivedere la moglie. Incastonate su queste vicende, scorrono le giornate della famiglia che gestisce la caffetteria e che svela qualcosa in più su di sé.

Recensione di Basta un caffè per essere felici

Come anticipavo, aprire Basta un caffé è stato un po' come riprendere in mano Finché il caffè è caldo: se non fosse per il salto temporale, non ci sarebbero differenze tra la struttura dei due libri. Ogni capitolo è un racconto di un personaggio che entra nella caffetteria per viaggiare nel tempo. Le regole sono le stesse. Il rituale è lo stesso. Eppure, qualcosa di diverso nella narrazione si scova, fra le pagine. Questa volta, si scoprono dettagli di più sulla donna in abito bianco che se ne sta seduta sulla sedia, si scopre qualcosa di più sul potere che hanno le donne della famiglia e che permette di fare i viaggi nel tempo... piccole briciole lasciate qua e là, che stuzzicano la curiosità del lettore, ma non la appagano del tutto, lasciando la maggior parte delle domande razionali senza risposta.

Quindi, chi ha amato Finché il caffè è caldo, amerà Basta un caffè a patto però che non si aspetti niente di diverso dal punto di vista della struttura del libro. E questo a mio parere è un po' un dispiacere, perché già che ci ha lanciato qualche indizio sulla storia di Kazu e famiglia, Toshikazu Kawaguchi poteva arrivare fino in fondo. Ma io sono un'inguaribile curiosa, che vorrebbe sapere tutto, quindi forse trovo la cosa inappagante per questo motivo.

Quello che a mio parere cambia, e sta qui la forza del libro, è il senso di liberazione cui vanno incontro i viaggiatori nel tempo quando incontrano la persona che sono andati a cercare. C'è come una catarsi che in Finché il caffè è caldo non era stata così approfondita e indagata. E il messaggio di Katsuki, ripreso poi da altri personaggi e che riecheggia nella fredda Kazu, è quanto di più bello questo libro possa lasciare.

VOTO8 / 10

Un apprezzato ritorno, forse un po' "incompleto" per chi ama che tutto sia spiegato, ma splendido per il messaggio che lascia. Da leggere se si è amato Finché il caffè è caldo.