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Il criminale pallido, il tuffo nell'oscura Germania nazista di Philip Kerr

di Simone Alvaro Segatori

A due anni di distanza dal caso Six torna Bernie Gunther, il detective cinico, spezzante e antinazista sino al midollo che cerca di non sprofondare nell’abisso di odio messo su dal Terzo Reich.

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È tornato nelle librerie italiane Il criminale pallido, secondo capitolo della trilogia berlinese di Bernie Gunther e seguito di Violette di marzo. Le nuove edizioni di Fazi Editore fanno rivivere le atmosfere cupe e tese della Germana nazista, raccontata senza filtri dello scrittore scozzese Philip Kerr in quelli che sono tra i noir moderni più veri e forti degli ultimi anni.

Un serial killer all’ombra del Reich

L’estate del 1938 sta per volgere a conclusione, ma il caldo asfissiante persiste, aumentando la sensazione che ci sia una mano che stringe l’intera Germania in una morsa soffocante. Due anni dopo la risoluzione del caso Six, Bernie Gunther ne porta ancora addosso le conseguenze, ma la vita va avanti, così come la sua agenzia investigativa di cui ora è socio l’ex poliziotto Bruno Stahlecker.

Mentre i due indagano sui ricatti che hanno coinvolto la direttrice della casa editrice Lange, Gunther viene avvicinato da delle vecchie conoscenze della Kripo. Reinhard Heydrich in persona, dal comando della Gestapo, chiede che l’ex ispettore torni a rivestire i suoi panni di poliziotto e ad indagare per lui. L’apparato militare e politico nazista è infatti corrotto sino alle fondamenta, un forte clima di sospetto ammanta le alte sfere del partito in uno stallo carico di tensione in cui ogni giocatore si prepara a sferrare la propria mossa ai danni degli altri.

Ma un pazzo si aggira per le strade di Berlino, mettendo a repentaglio proprio il futuro della Germania. Già cinque ragazze, tra i quattordici e i sedici anni, tutte corrispondenti allo stereotipo della bellezza ariana, sono state rapite, violentate e uccise. La strada più semplice sembra essere far ricadere la colpa sulla comunità ebraica e sono in molti a voler sposare quest’idea nella Kripo, senza però di fatto risolvere la situazione. Gunther è l’unico a non avere interessi in gioco e l’unico quindi a poter indagare senza ingerenze per trovare la verità.

Un noir a tinte thriller

Il criminale pallido costituisce una svolta rispetto a Violette di marzo. Se il primo capitolo della trilogia si presentava come un noir tout court, il secondo romanzo ne mantiene le caratteristiche principali scegliendo però di tingersi con delle tinte thriller. Non bastano intuito e faccia tosta per risolvere quelli che a tutti gli effetti sembrano essere omicidi rituali partoriti dalla mente instabile di un serial killer. Gunther perciò non si pone scrupoli a consultare la psicoterapeuta Frau Kalau vom Hofe e ad abbracciare quelle teorie criminologiche ancora viste con sospetto dai più.

Inoltre, ne Il criminale pallido il nazismo non rimane più sullo sfondo, ma viene indagato più in profondità tanto che Philip Kerr vi immerge il suo detective fino alla punta dei capelli. Mentre la situazione sociale rischia di esplodere, nelle vesti di Kriminalkommissar lo sguardo disilluso di Bernie Gunther restituisce un ritratto crudo e veritiero della Germania nazista, ormai alla viglia della guerra, dove la fantasia si limita solo a creare connessioni e a riempire dei vuoti lasciati liberi dalla realtà. Non sono più soltanto i nomi dei gerarchi più conosciuti a comparire nelle pagine del romanzo, ma trovano spazio soprattutto quei pesci piccoli che aspiravano a diventare squali. Kerr indaga poi uno spaccato del nazismo interessante ma ancora poco esplorato, che coinvolge teorie mistiche ed esoteriche, neopaganesimo e la ricerca di un grande passato germanico.

Gunther rimane però il vero punto di forza della narrazione, un detective umano che nonostante tutto, si aggrappa al suo idealismo e a deboli barlumi di speranza, mentre l’abisso lo trascina sempre più a fondo.

VOTO9 / 10

Il criminale pallido è uno dei migliori thriller storici di sempre, dove la fantasia è solo uno strumento atto a creare connessioni in una realtà già carica di odio e terrore.