L'Italia delle meraviglie: 10 cose da fare nella "verde Irpinia"

di Redazione Frasix

Terra di folklore e bellezze incontaminate, di tradizioni enogastronomiche prelibate, di borghi suggestivi, di fede, di storia e di leggenda, l'Irpinia è questo e molto altro. Scopriamo insieme 10 cose da fare in uno degli angoli più incantevoli d'Italia.

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L'Irpinia è un'area storico-geografica del Sud Italia, corrispondente sommariamente alla provincia di Avellino. Terra d'incontaminata bellezza, incantevole quanto “selvaggia”, era abitata dall'antica tribù degli Irpini, uno dei quattro maggiori gruppi che componevano il popolo dei Sanniti, e lega il suo nome all'animale sacro di questa popolazione: il lupo, "Hirpus" in lingua osca, simbolo del dio Marte.

Abbracciata dal verde e costellata di preziosi luoghi d'interesse, l'Irpinia è una meta ideale per un viaggio rilassante e piacevole alla ricerca di storia, folklore e un'ottima enogastronomia, tra le migliori d'Italia. Ecco a voi una lista di 10 cose da fare in questo scorcio meraviglioso della nostra penisola.

(Ri)trovare il contatto con la natura nella "verde Irpinia"

La “verde Irpinia”, come già suggerisce il suo epiteto, offre esperienze naturalistiche d'eccezione per ammirare rispettosamente e attentamente la bellezza della terra e sentirsi parte integrante di essa. Il Parco Regionale dei Monti Picentini, istituito nel 1995, e le sue tante attrazioni sono la maniera migliore per scoprire il distretto e immergersi nel verde irpino. Tra le escursioni da non perdere, c'è la Riserva Naturale e Oasi WWF Valle della Caccia di Senerchia.

Il percorso suggerito vi porterà su sentieri quasi fiabeschi e, attraverso il torrente Acquabianca, grotte di muschio e rigogliosi boschi di faggi, querce e betulle, si concluderà nei pressi di una impetuosa cascata, che regala ulteriore incanto all'area circostante. La flora e la fauna del luogo sono interessantissime: nell'area, da 600 a 1600 m, è presente il raro pino nero, mentre, se amate il birdwatching, potrete mettervi alla prova e cercare di avvistare il merlo acquaiolo, l'usignolo di fiume, il gheppio e la poiana.

Stupenda è anche l'Oasi WWF del Lago di Conza, che si estende per oltre 800 ettari e "ospita" circa 100 specie di animali. Per gli appassionati delle montagna, inoltre, raccomandiamo delle escursioni sul Terminio, alto 1806 m, e sul Cervialto, alto 1809 m, da cui godere di panorami mozzafiato che arrivano fino al Golfo di Salerno e il Vesuvio.

Scoprire le bellezze dei borghi e dei castelli irpini

Quasi ogni comune d'Irpinia custodisce scorci spettacolari, con borghi e castelli che sembrano fermi nel tempo, sospesi e sognanti, dove ogni angolo racconta storie e leggende avvincenti e si fa specchio di un'antica saggezza, di duro lavoro e di devozione. Non potendo stilare una lista completa dei luoghi di interesse dell'area, ve ne citiamo alcuni tra i più belli, ma vi invitiamo a scoprire da soli quanti misteri e quante meraviglie raccolgano i comuni irpini. Per aiutarvi nella ricerca, date uno sguardo al sito di Paesaggi Irpini.

Il castello medievale di Montemiletto
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Il Castello della Leonessa di Montemiletto, che appartenne a diverse famiglie nobili, tra cui i de Tocco, i Caracciolo e i della Leonessa, da cui prende il nome

Tra i castelli, la maggior parte di epoca medievale, ma spesso modificati durante i secoli successivi e restaurati negli ultimi decenni, risaltano il normanno Castello della Leonessa di Montemiletto, che ospitò diverse volte re Carlo III di Borbone; il Castello Candriano di Torella dei Lombardi, che deve il suo nome al nobile Giuseppe Caracciolo, Marchese di Candriano; quello di Morra De Sanctis, costruito nel VII secolo, in epoca longobarda; quello splendidamente in rovina di Rocca San Felice, dove, secondo la leggenda, il fantasma dolente di Margherita d'Austria cerca il suo adorato marito Enrico VII di Germania da ormai 800 anni, e quello possente e strategico di Sant'Angelo dei Lombardi, che la tradizione vuole fondato precisamente dove Sant'Angelo apparve ai Longobardi in una visione.

Il Castello Lancellotti di Lauro, con le sue raffinate architetture merlate, è uno dei palazzi più belli della Campania, mentre il castello di Gesualdo, le cui prime attestazioni risalgono all'epoca normanna, fu la dimora del Principe di Venosa Carlo Gesualdo (1566-1613), uno dei massimi compositori di madrigali del suo tempo, tristemente famoso anche per aver ucciso, nel 1590, la moglie Maria d'Avalos e l'amante di lei, il nobile Fabrizio Carafa.

Il comune irpino di Gesualdo
Astrea Gesualdo
Vista del suggestivo comune di Gesualdo, con il castello che domina il centro storico

Ariano Irpino è uno dei centri più importanti dell'Irpinia e conserva tanti monumenti affascinanti, come il Castello Normanno e la Cattedrale di Santa Maria Assunta, che ospita al suo interno il prezioso Museo degli Argenti (soffermatevi sul reliquiario delle Sacre Spine della corona di Gesù Cristo, donate dal re di Sicilia Carlo d'Angiò nel 1269). A Melito Irpino, nella zona nota come Melito Vecchio, vi aspetta una sorta di città fantasma, dal momento che il paese, sconvolto dal terremoto del 1962, fu abbandonato e ricostruito in un'area limitrofa. Le uniche vestigia di questo centro storico, suggestivamente abbracciate dal verde e da un fiume, sono i resti dell'arroccato castello e della Chiesa di Sant'Egidio.

Irpinia: Seguire le tracce dei Romani ad Aeclanum

Il Parco archeologico di Aeclanum si trova a Mirabella Eclano. Aeclanum, fondata intorno al III secolo a.C. e situata lungo la via Appia, fu uno dei punti nevralgici dell'antico Sannio, prima di diventare un florido centro romano. Nell'89 a.C., durante la guerra sociale che vide numerosi “municipia” (comunità assoggettate relativamente autonome ma senza diritti politici) opporsi al potere di Roma, fu occupata e saccheggiata da Silla, abile stratega militare che l'anno successivo, proprio grazie alla presa della città simbolo degli Irpini, sarebbe divenuto console. Per Aeclanum, però, non fu la fine: prima divenne municipio con diritto di voto e poi, nel 120 d.C., mentre regnava l'imperatore Adriano, ottenne lo status di colonia, che le garantiva la piena cittadinanza.

La domus romana del Parco Archeologico di Aeclanum
Wikipedia
Scorcio della domus romana del Parco Archeologico di Aeclanum

Attualmente, grazie a imponenti opere di scavo durante il XX secolo, sono visibili considerevoli aree della città romana, tra cui le terme, la piazza del mercato coperto detto Macellum, parte delle mura, che dovevano essere alte circa 10 m, case private, botteghe, strade, una domus del I secolo d.C. e una basilica paleocristiana di epoca tardo-antica, databile ai tempi di Giustiniano (482-565). I reperti di grande valore di Aeclanum sono oggi in mostra presso il Museo Irpino di Avellino, che vale assolutamente la pena visitare per conoscere un po' di più la storia di questo pezzo, meraviglioso, dell'Italia.

Irpinia: "Tirare" il Carro a Fontanarosa o a Mirabella Eclano

Una delle tradizioni più belle, commoventi e magiche dell'Irpinia è rappresentata dai carri di paglia di Fontanarosa e di Mirabella Eclano, devotamente e pazientemente realizzati, ormai da secoli, da fieri artigiani del posto, in grado si trasformare con maestria un elemento naturale, terrestre e agricolo in un'opera d'arte di impareggiabile fascino e perfezione.

Il Carro di Fontanarosa
Elisabetta Di Minico
Romantica vista del Carro di Fontanarosa

L'attenzione necessaria alla loro realizzazione si trasmette di generazione in generazione ed è un atto d'amore nei confronti del passato, della religione e della storia locale. Possenti e sinuosi, questi obelischi sono realizzati in paglia intrecciata, con uno scheletro interno di legno, e vengono trainati con dei buoi benedetti e tirati da una parte all'altra dei paesi, in un vortice di allegria, euforia, attenta organizzazione ed emozione.

La tradizione del carro, che nacque a Fontanarosa nel XVIII-XIX secolo e venne successivamente adottata a Mirabella, affonda le sue radici nel folklore e nella fede. Il grano era un potente simbolo di fertilità e rinascita, legato a numerosi gesti e riti propiziatori per il raccolto, e veniva offerto alle divinità già in epoca pagana, come ci ricorda, ad esempio, il culto della dea Cerere.

Il Carro di Fontanarosa
Elisabetta Di Minico
L'affollata ed emozionanate "tirata" del Carro, che si tiene il 14 agosto di ogni anno

Nel mondo cattolico moderno, il ruolo della spiga non perde d'efficacia, ma si trasforma e diviene un mezzo di ringraziamento e preghiera nei confronti di Dio e della Vergine. A Fontanarosa l'appuntamento con il Carro dedicato alla Madonna della Misericordia, di stile gotico e alto 28 metri, è ogni 14 agosto, mentre a Mirabella l'evento, con protagonista una struttura dalle forme barocche in onore della Madonna Addolorata, si tiene il sabato precedente la terza domenica di settembre (nel 2018, il 15 settembre). Celebrazioni simili esistono anche a Flumeri e Villanova del Battista, dove i giganti di paglia protagonisti delle feste sono chiamati Gigli. Da qualche anno, un'associazione di comuni della zona sta lottando affinché queste opere d'arte ed ingegneria vengano riconosciute come Patrimonio dell'Umanità dell'UNESCO. Nel nostro piccolo, ci auguriamo che ciò avvenga presto perché la magia di queste celebrazioni rimane davvero nell'anima di chiunque vi partecipi.