Internet come una droga: in USA partono i primi programmi di riabilitazione

di Redazione Frasix

Internet è come una droga: l'uso eccessivo e senza controllo provoca reazioni nel nostro cervello simile a quelle derivate dall'abuso di stupefacenti o alcool. Per questo, negli States sono nati dei centri di riabilitazione.

Anche Internet può creare dipendenza come la droga, e al pari di essa, ha conseguenze negative per la salute. Ecco perché negli Stati Uniti stanno emergendo dei centri di riabilitazione per coloro che incorrono in questa patologia.

Un articolo dell’agenzia Reuters ha infatti riportato l’esperienza di un ragazzo di 16 anni, Danny Reagan, il quale tre anni fa ha cominciato a dare segni di ciò che in genere si associa alla dipendenza da stupefacenti: era agitato, estremamente riservato e viveva in quasi completo isolamento dagli amici, oltre ad aver smesso di partecipare alle attività dei boy scout, di fare i compiti e addirittura lavarsi.

Ben presto però i dottori hanno scoperto che non faceva uso di droghe, bensì non riusciva a staccarsi da YouTube e i video game, finendo per consumare tutto il suo tempo con questi passatempo, senza fare nient’altro. “Mi piaceva poter escludere tutto il resto e semplicemente rilassarmi”, racconta il ragazzo.

Gli psichiatri definiscono la dipendenza da internet come un comportamento in cui si perde il controllo dell’utilizzo della rete, senza preoccuparsi delle conseguenze. È una patologia riscontrata nell’8% degli americani, ma presente anche nel resto del mondo. Kimberly Young, che nel 1995 ha fondato il Centro per la dipendenza da Internet, e altri colleghi in giro per gli States dicono di notare sempre più casi simili, tanto che sono sorte delle cliniche di salute mentale in Florida, nel New Hampshire, in Pennsylvania e altri stati.

Questa condizione è ridicolizzata dai più, che pensano si tratti magari di una scusa per i teenager che non vogliono mollare il cellulare, e i genitori di Danny ricordano infatti di aver avuto difficoltà nel parlarne anche ai loro familiari. Ci sono poi anche specialisti, come il dottor Anthony Bean, secondo i quali l’uso eccessivo di internet e videogame può essere un sintomo di altri disturbi mentali e non una patologia a sé.

Sulle prime i signori Reagan hanno cercato di dissuadere il figlio con accordi di vario genere, ma quando si sono resi conto che nulla funzionava, hanno scoperto l’esistenza di un centro all’avanguardia nel loro stato, l’Ohio (a Mason, poco lontano da Cincinnati). In questa struttura vengono ricoverati pazienti di età compresa spesso tra gli 11 e 17 anni che dipendono da videogame, scommesse online, social media, pornografia e sexting, spesso come vie di fuga da depressione e attacchi di panico. I pazienti del centro passano 28 giorni in una struttura con 16 stanze da letto, classi, una palestra e una mensa: in quel periodo vengono sottoposti a test diagnostici, psicoterapia e viene loro insegnato come moderare l’uso della rete.

Uno dei dottori che gestiscono questa struttura, Chris Tuell, dice che a volte i ragazzi si rifugiano in questa dipendenza invece di far uso di droga o alcol, e anche se internet non è considerato alla pari di una sostanza che dà dipendenza, riesce comunque a mandare in cortocircuito il sistema di ricompensa elaborato dal nostro cervello perché stimolano il rilascio di sostanze chimiche che inducono il piacere, e chiunque vi ha accesso fin dalla più tenera età: “Al cervello non interessa cosa sia, se io stia trangugiando qualcosa giù per la gola, oppure lo assumo tramite il naso, o lo vedo con gli occhi o lo faccio con le mani. Nel cervello ci sono un sacco di reazioni neurochimiche dello stesso tipo”.

Per liberarsene, però, si affronta il problema in modo diverso dalla dipendenza da alcol o droga, perché non si tratta di tornare alla “sobrietà”, soprattutto considerando quanto la rete sia uno strumento largamente utilizzato anche a livello didattico, domestico e professionale.

Quanto al suo status ufficiale, secondo gli esperti non si può parlare ancora propriamente di malattia, visto che né l’Organizzazione Mondiale della Sanità né l’American Psychiatric Association lo hanno qualificato come tale, anche se l’anno scorso la OMS ha riconosciuto il più specifico Gaming Disorder (disturbo del gioco) dopo anni di ricerca in Cina, Corea del Sud e Taiwan, tutti luoghi in cui i dottori avevano dato l’allarme di una crisi sanitaria pubblica.

Da qualche tempo chi produce consoles e videogiochi avvisa i clienti riguardo i rischi del gioco prolungato, YouTube manda messaggi per invitare gli spettatori a prendersi una pausa, ma poiché i casi continuano ad aumentare forse queste misure da sole sono troppo blande.

Persone come Danny, che hanno vissuto sulla propria pelle le conseguenze di questo tipo di dipendenza, ritengono che invece si debba parlare di vera e propria malattia: “Non è una scelta”, ha detto il ragazzo, “È davvero un disturbo, una malattia vera. La gente che ci scherza e dice che non è abbastanza seria da essere ufficializzata in quel modo, mi ferisce personalmente”.

Voi cosa pensate dei rischi per la salute della dipendenza da internet?