I fratelli Karamazov: recensione, analisi e tematiche del capolavoro di Dostoevskij

di Chiara Poli

L'ultimo romanzo di Fëdor Dostoevskij è anche il suo capolavoro: I fratelli Karamazov rappresenta la summa del suo pensiero, delle sue riflessioni e delle tematiche della sua narrativa. Scopriamone messaggi e difficoltà

Indice

Tre fratelli, un padre crudele, un figlio illegittimo, una donna contesa e un delitto inevitabile.

I fratelli Karamazov è la storia di un parricidio, ma anche di un mondo in cui la giustizia e la coscienza vengono storpiate dalla corruzione, dalla superficialità e dalla bramosia.

Scopri con noi le tematiche, le difficoltà nella lettura, i personaggi e il messaggio del capolavoro di Fëdor Dostoevskij: I fratelli Karamazov.

Lo spirito umano sta diventando ridicolmente incapace di comprendere che la vera sicurezza dell'individuo non consiste nello sforzo isolato del singolo, ma nell'unione di tutti gli uomini. - Fëdor Dostoevskij

Una cattiva reputazione

I fratelli Karamazov ha una cattiva reputazione: viene ritenuto un romanzo eccessivamente lungo e noioso. In realtà, superato lo scoglio iniziale, I fratelli Karamazov ci regala un’impagabile riflessione sulla natura umana, sui sentimenti, sui legami famigliari, sulla vendetta e sull’odio, sull’amore e sulla coscienza, sulla giustizia e sul senso della vita stessa. Tradita da un mondo indegno di definirsi “giusto”.

I fratelli Karamazov è un capolavoro, un classico irrinunciabile, un testo che tutti gli appassionati di letteratura dovrebbero affrontare. Possibilmente con gli strumenti necessari a comprendere meglio la grandezza di una storia universale e senza tempo.

Proviamo a scoprire e acquisire insieme questi strumenti.

Gli uomini sono stati creati per essere felici e chi è felice è veramente degno di dire: 'Ho compiuto il volere di Dio su questa terra'. - Fëdor Dostoevskij

La divagazione: digressioni e riflessioni, trame secondarie

Sono un elemento immancabile nelle grandi opere russe classiche: dal cugino Kosta di Anna Karenina alla storia di Kòlja, dello sfortunato Iljuša (e di altri) ne I fratelli Karamazov, le digressioni e le riflessioni su personaggi e situazioni diverse (o addirittura slegate) da quelle dei protagonisti fanno parte del bagaglio culturale dei classici russi.

I fratelli Karamazov, sebbene Dostoevskij sia generalmente meno incline alle digressioni rispetto a Tolstoj, è ricchissimo di queste intrusioni, che possono disturbare perché disturbano il lettore desideroso di una narrazione lineare, o semplicemente ansioso di arrivare alla risoluzione della trama principale.

Uno degli scogli principali per il lettore moderno è l’abbondanza di sottotrame, la confusione fra i molteplici personaggi - complice la tradizione russa che vuole ciascun protagonista di un nome di battesimo, un soprannome e un diminutivo, in grado di confondere soprattutto i lettori più veloci - e la scelta di raccontare vicende secondarie che nulla hanno a che fare con la narrazione della storia predominante.

Le cose, però, non stanno così. Ogni singola deviazione dalla strada maestra ha un obiettivo. Uno scopo preciso.

Serve a presentarci personaggi in grado di caratterizzare meglio i protagonisti, anche con una frequentazione occasionale. Ha lo scopo di arricchire la nostra conoscenza dei modi e delle usanze della società che fa da ambientazione alla trama. È utile a introdurre una tematica che andrà in seguito approfondita.

Tutto, alla fine, torna. E se ci sembra che non torni, certamente ci ha insegnato qualcosa. Oppure ci ha intrattenuti: dobbiamo sempre tenere presente che stiamo parlando di personaggi le cui uniche distrazioni e passatempi erano la lettura e le conversazioni. Pettegolezzi inclusi.

Non a caso, il personaggio di Ivan Karamazov si autodefinisce “collezionista di fatterelli”.

La comprensione di questo stile narrativo è fondamentale per avvicinare al meglio opere corpose e ricche di significato come I fratelli Karamazov.

Lo scoglio iniziale e l’avvio dell’intreccio

Il motivo per cui I fratelli Karamazov ha la nomea di essere un romanzo noiosissimo è lo scoglio iniziale. Prima di entrare nel vivo della vicenda, indubbiamente appassionante - con un delitto, diversi sospettati, un processo e tanti intrecci relazionali che complicano il tutto - c’è la parte iniziale in cui il narratore, rivolgendosi direttamente a noi lettori, ripete frequentemente di dover divagare.

Prima di arrivare a presentare nel dettaglio i primi personaggi, Fëdor Pavlovič e il suo primogenito Ivan, Dostoevskij fa di tutto per distrarci, confonderci, farci mollare. In realtà, superato lo scoglio iniziale si passa alla seconda parte, incentrata sul rapporto fra Alëša e il suo Starec, il referente spirituale che rappresenta un vero e proprio faro nella vita del giovane, tanto da spingerlo a chiedere un incontro fra lo Starec e la sua famiglia. Con l’immancabile scetticismo e le provocazioni di Fëdor Pavlovič.

È a questo punto che il seme della discordia viene gettato: Dmitrij e il suo caratteraccio, che ne fanno la pecora nera della famiglia anche dal punto di vista della reputazione (lo ricorderà il Procuratore nella sua arringa finale: ha offeso dozzine di persone, in città), finiscono per arrivare a uno scontro fisico con il padre. Dmitrij colpisce ferocemente Fëdor Pavlovič, giurando che prima o poi l’avrebbe ucciso.

E quando Fëdor Pavlovič muore davvero, il terribile sospetto del parricidio incombe su tutta la famiglia.

I rapporti fra il padre e il primogenito non sono idilliaci, ma c’è anche un altro figlio: l’illegittimo Smerdjakov, nato dalla scandalosa unione fra Fëdor Pavlovič e una povera donna malata di mente, Lizaveta Smerdjaskaja, della quale l’orco Pavlovič si approfitta.

Smerdjakov finisce a lavorare per il padre come servitore, e ha tutte le ragioni per odiarlo e desiderarne la morte. Come molti altri, del resto.

Aggiungiamo la rivalità per l’amore di Grušenka, la donna bramata anche da Dmitrij che Fëdor vuole sposare, e abbiamo il quadro perfetto: rancore, gelosia, e naturalmente denaro.

Per sciogliersi dal debito con la precedente fidanzata, Katerina Ivanovna, alla quale ha sottratto 3000 rubli, Dmitrij insiste col padre per riavere il denaro ed essere finalmente libero di sposare Grušenka, che però lo tratta in modo molto crudele e torna dal suo primo amore…

Fra fidanzamenti, rotture, promesse infrante, gelosie e aspirazioni, i sentimenti sono il vero cuore della narrazione.

Le relazioni famigliari, amorose e amicali - incluse quelle casuali, gli incontri fortuiti come quello con il gruppo di ragazzini che scatenano una sassaiola contro un altro ragazzo - determinano il destino dei personaggi ma soprattutto la loro concezione del mondo.

Il delitto

Nelle oltre 1000 pagine del suo romanzo, Fëdor Dostoevskij è molto attento a raccontarci di tutto tranne il momento cruciale: la morte di Fëdor Pavlovič.

Quando descrive l’arrivo di Dmitrij nella casa paterna, in modo furtivo e durante la notte, evita accuratamente di fare un collegamento fra la disavventura di Dmitrij e del servitore Grigori e il ritrovamento di Fëdor Pavlovič con il cranio fracassato.

Lì per lì, ci sembra che manchi qualcosa: torniamo indietro, convinti di aver saltato un passaggio.

Ma non ci siamo persi proprio nulla: Dostoevskij vuole che la morte di Fëdor Pavlovič resti avvolta nel mistero, perché su di essa dovrà imbastire i sospetti, il processo, le testimonianze, le prese di posizione della famiglia, delle fidanzate o aspiranti tali, dell’opinione pubblica.

Con una modernità disarmante, I fratelli Karamazov ci parla di come la giustizia si limiti alle apparenze, alle maldicenze, ignorando le testimonianze che contraddicono la tesi dell’accusa ma soprattutto dell’opinione pubblica.

Negli uomini tutto è abitudine. In ogni cosa, anche nelle faccende di Stato e in politica. L'abitudine è la prima delle molle. - Fëdor Dostoevskij

Il processo, allora come accade oggi grazie ai mass media, si svolgeva fuori dalle aule del tribunale.

Il giudizio morale esclude quello legale, perché la giustizia in realtà non esiste: i colpevoli la fanno franca e gli innocenti finiscono per pagare.

Anche grazie alla dicerie e alle menzogne vendicative che finiscono stampate sui giornali, nelle antenate di quelle fake news che abbiamo imparato a conoscere fin troppo bene.

Attenzione, però: il messaggio di Dostoevskij non vuol essere un grido pessimista sul sistema della giustizia russo. No. I fratelli Karamazov ha ben altro scopo.

Le tematiche e il messaggio

Dostoevskij si concentra sulle tematiche che da sempre gli sono care.

Dalla denuncia della violenza sugli animali all’odio per quella compiuta contro esseri umani indifesi, dalle conseguenze della malattia in un’epoca ricca di pregiudizi al tabù dei rapporti famigliari fondati sull’incapacità di amare dei genitori, dei fratelli o dei figli: il più grande narratore russo di tutti i tempi non risparmia niente e nessuno, dimostrando che nel 1870 già aveva introdotto i temi che un secolo e mezzo dopo ci avrebbero ancora fatti discutere.

I fratelli Karamazov è l’ultimo romanzo di Fëdor Dostoevskij, e in qualche modo rappresenta la sua eredità in termini di riflessioni sulla religione, sull’amore, sui legami famigliari, sulla giustizia e sul delitto, evento che inserisce frequentemente nelle proprie storie - come in Delitto e castigo - per parlarci di come, alla fine, la coscienza sia l’unico vero giudice.

I colpevoli di Dostoevskij spesso rifiutano di ammettere i loro crimini, perché non sono in grado di accedere al metro di giudizio universale: la coscienza umana.

La forza morale, il carattere, la reputazione, la credibilità: tutto, nella morale di Dostoevskij, ruota attorno a questi elementi. E I fratelli Karamazov rappresenta la vetta più alta delle sue riflessioni sull’assenza di moralità non nel singolo colpevole, bensì nell’intero sistema russo.

La società è la vera colpevole, perché istiga al delitto ma soprattutto alla fuga dalle proprie responsabilità.

Il delitto d’onore è un concetto accettato a livello teorico, ma non basta per comprendere la natura umana.

Le motivazioni alla base di ogni gesto criminale e violento sono il vero punto d’interesse per l’autore.

Il movente si compone di occasioni terrene, ideali deviati, facili vie di fuga e mancanza di senso di responsabilità.

Quello ampiamente narrato ne I fratelli Karamazov è un processo alle intenzioni.

All’idea stessa di ricorrere all’omicidio per trarsi d’impaccio, o vendicarsi, o eliminare un rivale.

La psicologia è un’arma a doppio taglio, ci racconta Dostoevskij. Il grido dissennato di un ubriaco si trasforma, con le dovute opportunità, nella premeditazione di un delitto.

L’arringa finale del procuratore e del difensore sono la concentrazione di tutto ciò che Dostoevskij sentiva di dover dire sulla giustizia, la vendetta, la frustrazione.

Con l’intervento del rancore, della malattia mentale, dell’istinto di difesa o di offesa, il mondo de I fratelli Karamazov si risolve nell’unico modo possibile, trasformandosi in un mondo ingiusto e vendicativo, rozzo e assetato del sangue degli innocenti.

Il mondo di Dostoevskij è costruito sulle apparenze, che nascondo la selvaggia, reale natura degli assassini e il tormento che alberga nel cuore degli innocenti.

Nella Russia antisemita e piena di pregiudizi di fine Ottocento, come nel mondo di oggi.

I fratelli Karamazov libroFrasix / Feltrinelli
I fratelli Karamazov di Fëdor Dostoevskij
VOTO10 / 10

Prima del termine famiglia disfunzionale, c'era lui. Prima degli scandali sulla giustizia, c'era lui. Prima delle fake news, c'era sempre lui: Dostoevskij con il suo capolavoro, I fratelli Karamazov.